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Quei papà discriminati sul lavoro. “Chi chiede il congedo viene messo da parte”

Fonte: LaStampa.it

Li abbiamo chiamati papà fantasma. Rivendicano il proprio ruolo nella cura dei figli ma sono frenati dalla mancanza di strumenti che favoriscano la conciliazione tra lavoro e vita privata. E certo non li aiuta un contesto culturale ancora appiattito su una visione manichea dei ruoli: da un lato l’uomo focalizzato sulla carriera, dall’altro la donna principale responsabile della prole. Così, quando chiedono di dare il proprio contributo nella gestione dei figli facendo ricorso a un congedo parentale finiscono per essere ostacolati o messi da parte sul lavoro.

Sono i papà nel Paese delle culle vuote, secondo il quadro che emerge dalle quasi 200 testimonianze arrivate a «La Stampa» attraverso il questionario de «L’Occhio dei lettori». Uomini tra i 30 e i 50 anni che – proprio come le donne – vorrebbero più figli di quanti ne hanno ma si trovano a fare i conti con assenza di flessibilità, costi di asili esorbitanti e uffici del personale interdetti di fronte alla richiesta di un congedo.

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