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Province, resta l’incognita-esuberi

Nel decreto enti locali in programma per i primi di aprile dovrebbe rientrare anche la questione Province, che vede avvicinarsi scadenze importanti senza che si siano sciolti tutti i nodi, a partire dal personale. Tra i vari punti di intervento dovrebbe esserci anche una misura sui dipendenti dei Centri per l’impiego (circa 8mila addetti per 556 sedi oggi in capo alle Province) in attesa del loro ricollocamento alle Regioni in vista della costituzione dell’Agenzia nazionale per l’occupazione prevista dalla delega lavoro, ma sul tavolo c’è anche il problema della mobilità verso Regioni e Comuni: entro il 31 marzo, quindi fra sette giorni, secondo il cronoprogramma scritto nella circolare 1/2015 firmata dai ministri di Pa e Affari regionali le Province dovrebbero scrivere gli elenchi dei dipendenti «in soprannumero», ma già la prima scadenza (il 1° marzo) entro cui gli enti di area vasta avrebbero dovuto almeno pesare le eccedenze è passata senza lasciare traccia. Il problema, ancora una volta, è rappresentato dalla redistribuzione delle funzioni: se non si sa che cosa gli enti di area vasta dovranno smettere di fare, non si riesce nemmeno a individuare il personale diventato “di troppo”, ma finora solo la Toscana ha approvato la propria legge di riforma mentre nelle altre Regioni il riordino latita ancora.

A livello centrale, la situazione è più dinamica. Ieri sul sito del ministero per la Pa è stato pubblicato il Dpcm con la dote di 30 milioni dal 2015 per finanziare le diverse forme di mobilità previste nel Dl 90, risorse già prenotate quest’anno per finanziare il trasferimento di circa mille addetti di diverse amministrazioni (ma prioritariamente dalle Province) agli uffici giudiziari. Altra novità arrivata ieri è il portale della mobilità (mobilità.gov.it) gestito da Funzione pubblica: sarà il sito ufficiale dove si incroceranno i bandi delle Pa per i posti vacanti da riempire con i trasferimenti e le richiesta da parte dei singoli dipendenti; un sito che in fase di prima applicazione servirà per gestire il “traffico” di personale eccedente delle Province della Croce rossa in via di privatizzazione. Un altro tassello cruciale è offerto dalle tabelle di equiparazione fra i profili nelle diverse Pa, annunciate ma ancora non pubblicate. 

La partita chiave, però, si gioca sui territori, e il suo esito non è scontato. Nella stessa Toscana, unica ad aver già approvato la legge-cornice sul riordino, i tempi saranno più lunghi di quelli previsti dal calendario ufficiale. Per assorbire il personale ex provinciale, le Regioni devono conoscerne il costo e le modalità di finanziamento: sulle funzioni un tempo delegate dalle stesse Regioni la soluzione è un po’ più semplice, perché la copertura si baserebbe prima di tutto sulle entrate (per esempio canoni e sanzioni) legate a quello specifico ramo di attività. Più complessi sono i costi trasversali, quelli di amministrazione, che vanno quantificati e poi finanziati. Proprio il timore di caricarsi costi aggiuntivi sta rallentando le decisioni delle Regioni, e per la scadenza del 31 marzo salgono le quotazioni di una proroga nel decreto o nei fatti. Nel cantiere del decreto, poi, si fa largo anche la richiesta dei sindaci, che per la manovra 2015 oggi possono assumere solo i vincitori dei vecchi concorsi o il personale ex provinciale ma chiedono di poter aprire nuovi bandi, nei casi in cui le graduatorie siano esaurite, per le figure che in Provincia non ci sono.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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