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Premi alle regioni che tagliano enti e agenzie

Premi alle regioni che riducono gli enti intermedi, città metropolitane operative al 100% dal 30 settembre 2014, più poteri alla regione Lombardia nella gestione e nella realizzazione delle infrastrutture connesse a Expo 2015. Sono alcune delle modifiche introdotte in parlamento al ddl Delrio che giovedì notte ha incassato l’ok della commissione Affari costituzionali e che da lunedì sarà all’esame dell’aula. Un restyling che ha quasi riscritto il provvedimento. Senza alterarne però la ragione fondativa: privare le province dei compiti di gestione e trasformarle in enti di secondo livello eletti dai comuni. Ad esempio, per incentivare le autonomie a sfoltire la giungla di enti intermedi che popola il livello provinciale e subprovinciale, in commissione è stato inserito un incentivo in più per i governatori: chi emanerà una legge per trasferire i poteri attualmente in mano ad agenzie e società alle future province “light” otterrà un aumento dal 20 al 50% del primo anticipo sul fondo nazionale per il concorso finanziario dello Stato agli oneri del trasporto pubblico locale. Allo stesso tempo è stato completamente riscritto il sistema di costituzione delle 10 città metropolitane in arrivo: Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli, Reggio Calabria e, seppure con poteri diversi, Roma. Si partirà con l’entrata in vigore della legge, ma i nuovi enti sostituiranno effettivamente le rispettive province solo dal 30 settembre 2014. A guidarle saranno i sindaci del comune capoluogo; entro il 1 novembre invece andrà eletto il consiglio metropolitano che potrà essere composto da sindaci e consiglieri comunali del territorio. Il nuovo testo prevede che la holding Asam, cassaforte della provincia di Milano che controlla la società autostradale Serravalle, passi alla regione Lombardia solo per il periodo della realizzazione delle infrastrutture di Expo. Poi, già a partire dal 1 maggio 2015, le quote azionarie verranno affidate alla città metropolitana milanese. La modifica, voluta dal Pd e non votata dalla Lega, stabilisce di fatto solo un anticipo di 6 mesi del passaggio delle quote dal Pirellone a Palazzo Marino. Alla Regione toccano di fatto, adesso, tutti gli oneri della realizzazione delle principali opere connesse all’evento universale: dalla Rho Monza alla Tangenziale esterna ad Est di Milano alla Pedemontana. Tutte strade in forte ritardo e in grande difficoltà, non solo finanziaria. La Rho Monza, ad esempio, deve ancora avere la Via da parte del ministero dell’Ambiente, mentre Pedemontana non ha ancora un chiaro piano industriale (tanto che si dà ormai per scontata la mancata realizzazione per il 2015).

Fonte: Il Sole 24 Ore

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