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Permessi sindacali, Renzi presenta il conto

Un accordo per dilazionare il pagamento dei debiti dei sindacati causati dal taglio dei permessi. È l’ipotesi di contratto collettivo nazionale quadro di modifica del contratto del 3 novembre 2011, siglata il 22 gennaio scorso tra le confederazioni rappresentative del pubblico impiego e i rappresentanti dell’Aran. Il testo negoziale riguarda tutti i comparti del pubblico impiego e, dunque, anche la scuola. L’accordo è stato stipulato perché l’articolo 7 del decreto legge 90/2014, convertito con la legge 114/2014, ha disposto il dimezzamento delle prerogative sindacali. E ha messo in difficoltà le confederazioni soprattutto per quanto riguarda la gestione dei permessi. Il taglio, infatti, è intervenuto con un atto di imperio da parte del governo e, quindi, le sigle sindacali non hanno avuto il tempo di riorganizzarsi per adattarsi alle nuove ristrettezze.Le prerogative sindacali, infatti, erano già state fatte oggetto di un taglio del 15% operato dal governo Berlusconi. E già nel 2011 le parti si erano incontrate per accordarsi sull’attuazione delle nuove disposizioni. Di qui la stipula di un contratto che prevedeva la possibilità di dilazionare il pagamento dei debiti in termini di eccedenze di ore di permesso. Dilazione che sarebbe dovuta avvenire compensando le ore fruite in più con ulteriori riduzioni dei permessi nel triennio successivo. Nel frattempo, però, è intervenuto un nuovo taglio, un ulteriore 50%. Di qui la necessità di stipulare un nuovo accordo, per definire i piani di rientro con la Funzione pubblica. L’ipotesi di contratto prevede la possibilità di rimodulare il debito, spalmando le compensazioni su un ulteriore triennio. Ma siccome ciò potrebbe comportare la cessazione dell’attività sindacale per talune sigle, è stato pattuito di corrispondere almeno un 30% di ore di permesso anno per anno, a prescindere dall’entità delle compensazioni. Salvo poi pagare in contanti su ciò che rimane da recuperare.

Fonte: Italia Oggi

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