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Le promesse (sbagliate) ai precari

Polemica tra il ministro della Pubblica amministrazione, Gianpiero D’Alia, e Scelta civica, mentre i sindacati sono sempre più in allarme sulla sorte dei precari del pubblico impiego, circa 120mila (al netto della scuola).
Il governo, con il decreto 101 del 31 agosto ha avviato una loro parziale e graduale stabilizzazione.
La commissione Lavoro del Senato ha approvato, l’altro ieri, un parere bipartisan, votato da tutti i partiti della maggioranza e con l’astensione del Movimento 5 Stelle, che smonta pezzo per pezzo il provvedimento chiedendone la riscrittura per evitare il rischio di una sanatoria a scapito sia dei concorsi aperti a tutti sia delle norme sulla mobilità del personale.
Linda Lanzillotta e Pietro Ichino (Scelta civica) minacciano di non votare il decreto se non verranno accolti i loro emendamenti in linea col parere della commissione.
D’Alia , risentito, ribatte: «La decisione che abbiamo davanti a noi è semplice e insieme complessa: mandare a casa tutti dal primo gennaio prossimo o introdurre meccanismi virtuosi di riqualificazione e selezione della parte migliore di questa categoria di dipendenti che, comunque è indecente dileggiare e insultare».
La Cgil interviene intimando al governo di rispettare le promesse fatte «senza peggiorare il decreto già insufficiente a risolvere gli annosi problemi del precariato».
Già, i nodi alla fine arrivano al pettine.
E nessuno, nemmeno i sindacati, è immune da responsabilità.
Di proroga in proroga non si può costruire un diritto surrettizio all’assunzione.
È se la stabilizzazione dei precari può avere un senso dove serve a migliorare il servizio, tutti devono essere convinti che questo miglioramento si ottiene anche applicando finalmente una regola di buon senso: spostare il personale attuale da dove non serve a dove serve.

Fonte: Corriere della Sera

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