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Le Pensioni e i conti ballerini dell’Inps pensioni e conti ballerini dell’Inps

Chissà se Antonio Mastrapasqua è schizzinoso. O meglio choosy, come amava definire i giovani Elsa Fornero, quando era ministro del Lavoro e li strapazzava perché si ostinavano a non trovare il lavoro che non c’è. Ci poniamo l’interrogativo perché Mastrapasqua, presidente dell’Inps, ieri ha lanciato un grido d’allarme che ha raggelato l’intero Paese: «Il disavanzo patrimoniale ed economico dell’Inps può dare segnali di non totale tranquillità. L’ho scritto ai ministri Saccomanni e Giovannini». Nell’aulico linguaggio del mandarinismo burocratico «non tranquillo» puòsignificare lievemente preoccupato ma anche diversamente disperato. Sta di fatto che i conti dell’Inps tornano in bilico e che, di conseguenza, le pensioni degli italiani potrebbero andare in sofferenza. Nonostante la pronta rassicurazione del governo (ci fidiamo per ruolo e non per convinzione) viene da allargare le braccia e mettersi a piangere perché proprio le pensioni, alla sesta riforma negli ultimi 15 anni, sembravano essere state messe in sicurezza dal governo Monti. Lacrime e sangue, come si suol dire, per un risultato all’altezza delle necessità. Pareva l’unica legge concreta oltre le chiacchiere, capace di mettere in sicurezza i conti e rassicurare l’Europa. E invece niente, arriva Mastrapasqua e si dichiara non tranquillo. Conosce anche il motivo di questo latente mal di pancia: «La genesi della perdita deriva da uno squilibrio imputabile essenzialmente al deficit ex Inpdap, alla forte contrazione dei contributi per il blocco del turnover del pubblico impiego e al continuo aumento delle uscite per prestazioni istituzionali». Inglobando Inpdap (previdenza artigiani e commercianti) ed Enpals (lavoratori spettacolo e sport), l’Inps s’è portata in casa un disavanzo patrimoniale di 10,2 miliardi e un passivo di esercizio di 5,8, vale a dire un macigno impossibile da metabolizzare senza interventi di supporto da parte dello Stato. Questa è una situazione che conduce alla depressione. Significa che abbiamo subìto la decisione di lavorare fino a 67 anni e abbiamo assistito allo scandalo degli esodati per nulla o quasi. Significa che ci siamo messi alle spalle le lacrime di Elsa Fornero e i suoi scivoloni strutturali (serviva proprio un governo tecnico per veder commettere grossolani errori tecnici) senza alcun beneficio per la comunità. Il primo pSrovvedimento per restituire tranquillità al presidente Mastrapasqua e a 60 milioni di italiani sarebbe persino elementare: intervenire sulle pensioni d’oro dei burocrati dello Stato e dei politici in quiescenza da non rielezione. Per la verità ci hanno provato sia Berlusconi, sia Monti, sia Letta, ma sono stati bloccati sulla linea del Piave della Corte Costituzionale. «I provvedimenti sono irragionevoli e discriminatori, quindi costituzionalmente illegittimi» ha sentenziato la consulta ogniqualvolta è stata chiamata in causa. Nessun margine, nessuna possibilità di cominciare ad adeguare un assegno che negli anni si è trasformato da diritto acquisito quale era a irragionevole privilegio. Così il taglio del 5, 10, 15% delle pensioni da più di 90, 150, 200 mila euro è diventato un obiettivo irraggiungibile e il risparmio ipotizzato di alcune centinaia di milioni di euro non si è mai concretizzato. Il segnale al Paese è pessimo perché sembra molto più facile incidere fortemente sulle magre pensioni di cittadini comuni che su quelle rilevanti di centinaia di ambasciatori, dirigenti pubblici,magistrati, avvocati dello Stato, docenti universitari, alti funzionari, ammiragli, generali, notai, giornalisti, manager di ogni ordine e grado. E giudici della Corte Costituzionale.

Fonte: L'Eco di Bergamo

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