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Grecia, il parlamento approva 25 mila licenziamenti nello Stato

Alla fine la temuta stangata è arrivata. Il governo greco ha superato, seppur di misura, “la prova del fuoco” del Parlamento sulla criticatissima riforma dell’amministrazione pubblica che prevede lo spostamento ad altre funzioni, il licenziamento o la cassa integrazione per 25mila dipendenti statali entro la fine dell’anno. A nulla sono valse settimane di scioperi e proteste: con 153 voti su un totale 300 deputati, Atene ha detto sì al disegno di legge che dà il via libera al piano lacrime e sangue, in un paese già martoriato dalla disoccupazione.

Le misure del resto rientrano tra quelle necessarie per ottenere una nuova tranche di prestiti dalla troika e arrivano proprio nel giorno in cui Bruxelles non ha escluso che alla fine del programma di aiuti Esfs che si concluderà nel 2014 possa restare un ‘buco finanziario’ tra i 2,8 e i 4,6 miliardi di euro.

Eppure per i greci la giornata era iniziata con una buona notizia, annunciata dal premier Antonis Samaras: l’accordo raggiunto tra il governo e i rappresentanti della troika (Ue, Bce e Fmi) per la riduzione dell’Iva sui ristoranti e i prodotti di ristorazione dal 23 al 13%. Ma sul disegno di legge approvato dopo la mezzanotte, mentre in migliaia protestavano fuori dal parlamento, si giocava la tenuta stessa del governo Samaras, che ha una maggioranza di soli cinque voti dopo la crisi politica di giugno e l’uscita dalla coalizione del partito della sinistra moderata. E, soprattutto, la nuova tranche di aiuti, quasi 7 miliardi di euro.

A nulla sono valse quindi le proteste di migliaia di dipendenti pubblici, insegnanti, poliziotti che da martedì si sono assiepati davanti al parlamento nella speranza di conservare il lavoro, bloccando l’approvazione della riforma. E se Samaras, dopo il voto, ha rivendicato il risultato ottenuto sull’Iva promettendo ai greci “giorni migliori”, il leader della sinistra radicale Alexis Tsipras, ha parlato di “sacrificio umano” definendo il progetto un “disastro”.

Il tutto a poche ore della visita del ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schauble, rappresentante di quella Germania vista dai greci, e non solo, come il principale sostenitore delle misure di austerità. Non è un caso che, dopo giorni di manifestazioni di massa e sit-in davanti al palamento e nelle principali piazze della città, per la giornata di giovedì tutte le manifestazioni sono state proibite dalla polizia in una vasta area del centro storico di Atene, tra cui il Parlamento, e la zona intorno all’ ambasciata tedesca.

Fonte: La Repubblica

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