Questo articolo è stato letto 32 volte

Forum Pa, Madia e Raggi all’inaugurazione. L’Italia non è più un Paese di dipendenti pubblici

Poco formati, solo il 40% è laureato. Sempre più anziani, nel 2020 la loro età media sarà di quasi 54 anni. E perfino sottodimensionati nel confronto con i nostri vicini europei, visto che l’organico è sceso di 237mila unità negli ultimi dieci anni. È una fotografia preoccupante quella sul pubblico impiego italiano, scattata da un’indagine diffusa durante l’inaugurazione a Roma del Forum Pa, convegno annuale dedicato al futuro della macchina dello Stato. “Il reclutamento nella Pa in passato è stato pessimo, fatto per risparmiare e assumendo con contratti precari”, ha detto la ministra della Pubblica amministrazione Marianna Madia, intervenendo al dibattito di apertura. “Abbiamo sanato questa situazione stabilizzando i vincitori di concorso, da ora in poi le assunzioni saranno fatte in modo regolare sulla base dei fabbisogni effettivi”.

“Già adesso la Pa non è più sostenibile”, avverte Gianni Dominici, direttore generale del Forum. Il dato più eclatante è quello anagrafico, con il lungo blocco del turnover di epoca Brunetta che sta provocando un rapidissimo invecchiamento dell’organico. Oggi solo il 6,8% dei dipendenti pubblici ha meno di 35 anni, mentre il 33% ne ha più di 55: l’età media dei dipendenti è di 50 anni e cresce di sei mesi ogni anno. Di questo passo nel 2020 negli uffici pubblici la media sarà di 53,6 anni, con 830mila persone, un terzo della forza lavoro complessiva, a un passo dalla pensione.

L’altro effetto del congelamento delle assunzioni è stata la significativa riduzione del personale. Tra il 2007 e il 2015 il numero di dipendenti della Pa è diminuito del 5%, cioè oltre 237 mila persone, nonostante il piccolo recupero degli ultimi due anni. Oggi i lavoratori del pubblico impiego sono 3 milioni e 257 mila, ormai in linea, se non sotto a quelli dei principali Paesi europei. L’incidenza del “pubblico” sul mondo del lavoro in Italia è del 14%, inferiore a Spagna (16%) e Regno Unito (17%) e superiore alla Germania (11%). Ma il rapporto con i residenti, 5,5 ogni 100 cittadini, è tra i più bassi d’Europa, visto che la Germania è a 5,7 e il Regno Unito a 7,9. Anche la spesa per i salari è abbastanza linea: l’Italia versa ogni anno il 10,4% del Pil, 161 miliardi, contro l’8,2% tedesco e il 10% inglese. Lo stipendio medio lordo è di 48 mila euro.

Ma dove l’Italia è clamorosamente in ritardo è nel livello di competenze della sua Pa. Quasi due dipendenti su dieci hanno solo un diploma di scuola media, quattro su dieci hanno un diploma di scuola superiore, appena quattro su dieci sono laureati. Il risultato è che nel 19% dei casi il lavoratore non è adeguatamente qualificato per la mansione che svolge, metà delle posizioni che prevedono la laura sono ricoperte da persone che non la possiedono. A fronte di questo ritardo le ore di formazione erogate sono state meno di una per dipendente.

La ministra Madia ha indicato in “opacità, incertezza e mancanza di tecnologia” i ritardi principali della Pa, ritardi che la sua riforma, ora approvata per intero e in corso di attuazione, sta cercando di superare: “Abbiamo fatto una attenta manutenzione, ma senza discontinuità profonde per non creare incertezza. Siamo in un percorso virtuoso, novità come il silenzio assenso tra le amministrazioni stanno funzionando e aiutano i privati che vogliono investire in Italia”. Quanto alla valutazione (e agli incentivi) dei dipendenti, terreno di contrasto con le sigle sindacali, Madia ha spiegato che si devono definire obiettivi comuni a tutto il territorio nazionale e legati ai servizi erogati ai cittadini. Intanto, ha detto il ministro, la stretta contro i furbetti del cartellino “sta funzionando, grazie alla procedura di licenziamento accelerata per chi è colto in fragranza”.

L’inaugurazione del Forum Pa è stata interrotta da una dimostrazione, con cori e cartelli, dei dipendenti di Aci Informatica, società partecipata al 100% da Aci. I lavoratori protestano contro il decreto sulla riforma del settore delle pratiche automobilistiche in discussione in Parlamento che accorperebbe il Pubblico registro automobilistico e la Motorizzazione, mettendo a rischio il loro posto di lavoro. “Nessuno di voi verrà licenziato”, ha assicurato la ministra Madia.

Fonte: laRepubblica

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>