Questo articolo è stato letto 0 volte

E gli stipendi restano bloccati: appena +0,2% nel 2011

Blocco della contrattazione, dinamica retributiva congelata.
E l’effetto, sull’andamento degli stipendi del pubblico impiego si vede.
Per l’esercito dei 3,3 milioni di dipendenti pubblici, le retribuzioni di fatto, che tengono conto sia della parte contrattuale sia delle componenti accessorie (premi, straordinari, indennità) sono rallentate all’1,6 e 1,7 per cento di aumento annuo, rispettivamente nel 2010 e nel 2009.
Niente a che vedere con il +4,3% del 2008.
I dati sono stati presentati ieri dall’Aran nel consueto rapporto semestrale.
Se poi si va a guardare l’andamento delle retribuzioni contrattuali (e quindi solo della parte direttamente controllata dall’Aran con i rinnovi collettivi da cui sono escluse le forze armate e dell’ordine), allora la stretta è ancora più evidente.
Nel 2011, i dipendenti della Pubblica amministrazione hanno avuto retribuzioni ferme: +0,2% contro un tasso di inflazione salito del 2,8%.
Nel 2010 la crescita era stata dell’1,4%.
Per avere un termine di paragone, le retribuzioni dell’industria sono salite del 2,5% nel 2011 e del 2,7% del 2010.
«Prima del 2007 K ha fatto però notare il presidente dell’Aran Sergio Gasparrini K le retribuzioni nella pubblica amministrazione registravano una dinamica superiore a quella del settore privato.
Poi le manovre di contenimento della spesa pubblica hanno imposto ferrei paletti e da tre anni il settore della P.a.
sta dando il suo contributo alla riduzione dei costi.
Le decisioni più rilevanti sono state assunte nel 2010 e 2011 e riguardano anche il 2012.
Ma è un andamento che proseguirà probabilmente anche nel 2013».
Nel triennio 2010-2012 sono state varate 32 misure: 16 per le amministrazioni centrali e il resto per le autonomie locali.
Si va dalla sospensione della contrattazione nazionale, al blocco dei fondi per la contrattazione di secondo livello (le cosiddette componenti accessorie) ai valori 2010, il blocco delle carriere e delle progressioni di stipendio, il congelamento degli automatismi oltre al divieto di incrementi retributivi superiori al 3,2% per il rinnovo contrattuale del 2008-2009 e al blocco del turnover entro un massimo del 20%.
Ogni anno con gli stipendi fermi vale 6 miliardi di risparmi su una spesa per le retribuzioni pubbliche che ha raggiunto 180 miliardi di euro.
Pur riconoscendo la necessità del rigore, Gasparrini ha invitato a superare la logica dei tagli lineari e la sovrapposizione dei vincoli normativi per passare a un approccio incentrato sulle spending review che il governo Monti ha intenzione di portare avanti.

Fonte: Il Messaggero

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>