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Delega Pa: funzioni antincedio Forestale a Vigili del Fuoco, stipendi omogenei per le Authority

Funzioni, mezzi e risorse per il contrasto degli incendi boschivi attualmente in capo al Corpo forestale dello Stato passeranno ai Vigili del fuoco. Lo prevede un emendamento alla delega Pa, il cui esame è in corso nell’Aula della Camera, presentato dalla commissione affari costituzionali. Tra gli altri emendamenti presentati dalla commisione anche uno che punta a livellare gli stipendi di tutto il personale delle diverse Authority, introducendo «criteri omogenei» per la determinazione del trattamento economico. La votazione degli emendamenti è iniziata nel pomeriggio, dopo che ieri si è conclusa la discussione generale. Il provvedimento non sarà blindato con la fiducia. L’esame andato avanti fino alla tarda serata di oggi, proseguirà per tutta la giornata di domani e dovrebbe concludersi giovedì. Il disegno di legge delega, alla seconda lettura, dovrà poi tornare al Senato per la terza lettura definitiva.

Funzioni incendi boschi da Forestale a Vigili fuoco
Tra gli emendamenti trasmessi all’Aula dalla commisione Affari costituzionali su input del relatore Ernesto Carbone (Pd), spicca la proposta di trasferire ai Vigili del fuoco funzioni, mezzi e risorse contro gli incendi boschivi attualmente in capo al Corpo forestale dello Stato. Resta confermato l’assorbimento della Forestale in un’altra forza di polizia. Ma va segnalato anche un altro emendamento che punta a chiudere alcuni uffici delle Autorità indipendenti ove loro funzioni si sovrappongano a quelle degli uffici ministeriali, ma soprattutto a livellare gli stipendi di tutto il personale delle diverse Authority introducendo «criteri omogenei» per la determinazione del trattamento economico. L’emendamento era già stato presentato durante l’esame del provvedimento in commissione ma era stato poi ritirato prima del voto.

Silenzio assenso Pa scatta a 90 giorni
Non solo. Viene esteso a novanta giorni (dagli iniziali sessanta) il termine per far scattare il meccanismo del silenzio assenso nelle questioni che coinvolgono amministrazioni pubbliche in materia di ambiente e beni culturali.

Consiglio Mibact boccia silenzio assenso ddl Madia
La delega prevedeva finora che il via libera, in caso di mancata risposta della Pa, scatti dopo 30 giorni, che diventano di norma 60 in caso di enti preposti «alla tutela ambientale, paesaggistico-territoriale, dei beni culturali e della salute dei cittadini». Una norma bocciata oggi dal consiglio superiore dei beni culturali presieduto da Giuliano Volpe, che con una mozione approvata oggi all’unanimità ha espresso «grande preoccupazione e decisa contrarietà».

Software open source dopo esame soluzioni disponibili
Tra gli emendamenti alla delega Pa approvati oggi, uno prevede che si utilizzeranno software ‘open source’, ma «tenuto conto di una valutazione tecnico-economica delle soluzioni disponibili». Il testo originario prevedeva solo l’obbligo a favorire l’uso di software non proprietario; con l’emendamento approvato sarà necessaria una ulteriore valutazione relativa all’efficacia delle soluzioni.

Le novità in commissione
La commissione Affari costituzionali della Camera ha dato il via libera al testo il 9 luglio, stralciando la norma sul peso degli atenei nella valutazione all’interno dei concorsi pubblici e con una nuova previsione di istituire il 112 nazionale per le chiamate di emergenza. Nel testo trasmesso all’Aula la commissione ha comunque introdotto un ricco carnet di novità, soprattutto su società partecipate e dirigenti. Sul primo punto, dopo aver scritto espressamente fra gli obiettivi dei decreti delegati quello della «riduzione» delle partecipate, altri emendamenti approvati hanno tentato di tradurre in pratica il principio. Il più importante è quello che prevede l’obbligo di «liquidazione» delle società di servizi pubblici dopo «un numero massimo di esercizi con perdite di bilancio», numero da decidere ovviamente nei decreti attuativi. Sempre nel nome della «riduzione» delle società, un altro emendamento varato in commissione chiede al Governo di introdurre un «sistema sanzionatorio» per le amministrazioni che non hanno scritto i piani di razionalizzazione delle partecipate chiesti dall’ultima legge di Stabilità.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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