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È allarme sui dirigenti apicali

Allarme della Corte dei conti sugli effetti della riforma della dirigenza pubblica nei riguardi degli enti locali. Nel corso dell’audizione alla camera tenuta il 3 giugno dal presidente della Corte, Pasquale Squitieri, la magistratura contabile ha espresso preoccupazione per l’eventuale aumento della spesa derivanti dall’obbligo, previsto dall’attuale articolo 9, lettera b), numero 4), del disegno di legge di riforma della p.a., di tutti i comuni di dotarsi di un dirigente «apicale» a cui affidare, anche in forma associata, le funzioni sostanzialmente oggi attribuite ai segretari comunali.

È uno degli aspetti maggiormente delicati della riforma.

Si intende abolire, senza in effetti aver mai spiegato esattamente a quale scopo, i segretari comunali e far confluire tale figura nel ruolo unico della dirigenza locale. Ma, al contempo, la riforma, senza dare all’ordinamento locale l’occhio di specifica attenzione che merita, apre il problema della direzione amministrativa in particolare dei piccoli comuni.

La Corte dei conti osserva che l’attuale testo del disegno di legge delega all’attenzione della Camera «ha trasformato in obbligo la facoltà per i comuni di minori dimensioni di nominare un dirigente apicale, imponendo, peraltro, al fine di evitare maggior oneri finanziari, l’esercizio in via associata di tale funzione». Tutti i comuni, dunque, dovranno dotarsi del dirigente generale. Ma, aggiunge la magistratura contabile «andrebbe considerato che – come evidenziano i dati del conto annuale 2013 – oltre il 57% dei comuni (4.597 su un totale di 8.015) è privo sia di dirigenti, che di segretario comunale, trattandosi di enti che, se con popolazione inferiore ai 500 abitanti, hanno una media di soli tre dipendenti».

Insomma, per la maggioranza dei comuni italiani, la previsione di una figura dirigenziale al vertice dell’amministrazione rischia di incrementare la spesa. Occorre ricordare che nell’attuale regime, nella gran parte degli enti di piccole dimensioni di cui parla la Corte dei conti i segretari comunali in servizio appartengono alla classe C: non sono, cioè, inquadrati come dirigenti. Ed hanno, di conseguenza, un trattamento economico mediamente meno alto di quello previsto per le qualifiche dirigenziali.

Per questa ragione, secondo la Corte dei conti «appare difficile ipotizzare la neutralità finanziaria della nuova previsione, tenuto anche conto delle difficoltà di una gestione associata della predetta funzione in enti non necessariamente contigui». La presenza del dirigente apicale comporta il forte rischio di incrementi di spesa, anche perché tale funzione, secondo la Corte, «e anche l’eventuale incarico congiunto comportano l’attribuzione di trattamenti economici superiori, pur se si intenda conferire i nuovi compiti a dirigenti già in servizio».

C’è, poi, un ulteriore aspetto che la Corte dei conti non ha considerato, di natura organizzativa. Negli enti locali privi di dirigenza, le funzioni dirigenziali possono essere distribuite tra i funzionari di più elevato livello, ai sensi dell’articolo 109, comma 2, del dlgs 267/2000. Ma, se è presente un dirigente, le funzioni dirigenziali non possono essere assegnate ai funzionari e vanno concentrate tutte in quell’unica figura. Il che comporta ovvi scompensi nella gestione, dovuta all’effetto «collo di bottiglia» determinato dalla concentrazione di tutte le responsabilità operative e decisionali di natura amministrativa su un’unica figura.

Fonte: Italia Oggi

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