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Il Decreto Crescita non cancella l'aumento delle posizioni organizzative finanziate dal turn over

V. Giannotti (28/7/2020)

Parte della dottrina si è divisa sulla possibilità, per gli enti privi di dirigenti, di utilizzare in vigenza della nuova normativa del decreto crescita, le disposizioni derogatorie introdotte all’art. 11-bis, comma 2, d.l. 135/2018 che hanno consentito di finanziare l’aumento della retribuzione di posizione e di risultato delle posizioni organizzative mediante correlata riduzione delle capacità assunzionali. Il dubbio si è posto a partire dal 20 aprile 2020, data di operatività delle disposizioni del d.l. 34/2019 e del suo decreto attuativo del 17 marzo 2020, secondo cui il turn-over, calcolato in base alle cessazioni  del personale dell’anno precedente e dei residui assunzionali degli ultimi cinque anni, è stato sostituito dalla sostenibilità finanziaria di ciascun ente calcolata in base al rapporto tra la spesa del personale e la media delle entrate correnti degli ultimi tre anni, al netto del fondo crediti di dubbia esigibilità iscritto nel bilancio dell’ultimo anno del triennio. In altri termini, il cambio del calcolo delle capacità assunzionali ha fatto ritenere venuta meno la deroga prevista del finanziamento dell’incremento del valore delle posizioni organizzative pagate fino al 21 maggio 2018, data quest’ultima di operatività del nuovo contratto delle Funzioni Locali. Secondo la Corte dei conti della Campania (deliberazione n. 97/2020) la deroga legislativa non è cambiata anche dopo le modifiche legislative sulle capacità assunzionali.

La richiesta di un sindaco

In ragione delle difficoltà da parte di un piccolo comune di poter finanziare i responsabili dei servizi con risorse aggiuntive senza derogare al limite previsto dall’art. 23, comma 2, del d.lgs. 75/2017 (ossia valore del salario accessorio non superiore a quello stanziato nel 2016), il sindaco ha chiesto aiuto ai giudici contabili partenopei sulla vigenza delle disposizioni di cui all’art. 11-bis, comma 2, d.l. 135 del 2018 limitatamente alla differenza tra gli importi già attribuiti alla data di entrata in vigore del contratto (21 maggio 2018) e l’eventuale maggior valore attribuito successivamente alle posizioni organizzative esistenti, mediante riduzione per equivalente del valore finanziario della capacità assunzionali del Comune e fermo il rispetto degli altri vincoli di legge in materia di spesa per il personale. Si tratterebbe, pertanto, di poter utilizzare il finanziamento della maggiore quota attingendo in tutto o in parte dal budget delle capacità assunzionali, quantificato secondo le nuove disposizioni dei valori soglia introdotte dal decreto del 17 marzo 2020.
Nello stesso quesito è stato anche richiesto se fosse possibile nominare un responsabile del servizio ma, in considerazione delle limitate risorse finanziarie disponibili, attribuendo una retribuzione di posizione e di risultato inferiore al valore minimo di 5.000 euro previsto dal contratto nazionale del 21 maggio 2018 delle Funzioni Locali.

I nuovi limiti del salario accessorio

Prima di rispondere alle domande poste dal sindaco il Collegio contabile partenopeo si sofferma sui limiti del salario accessorio previsti dalle nuove disposizioni legislative, fornendo le seguenti fondamentali informazioni:

  • La base di riferimento resta l’art. 23, comma 2, del d.lgs. 75/2017, ossia non sarà più possibile superare il salario accessorio complessivo stanziato nell’anno 2016;
  • Il su indicato limite deve essere, tuttavia, adeguato aumentandolo o diminuendolo, in modo da assicurare l’invarianza nel tempo del valore medio pro-capite del 2018;
  • In questo modo si supera definitivamente il limite del trattamento accessorio del 2016, e se ne costituisce uno nuovo, a partire dal 2018, garantendo a ciascun dipendente un valore medio, in caso di assunzione di nuovi dipendenti, tale che all’incremento del numero dei dipendenti, l’ammontare del trattamento accessorio cresca in maniera proporzionale;
  • Nel caso in cui il numero di dipendenti dovesse diminuire non è possibile scendere al di sotto del valore soglia del trattamento accessorio del 2016, in quanto trattandosi di un trattamento accessorio ormai maturato, esso rappresenta un diritto quesito che non può essere negato, anche in presenza della diminuzione di dipendenti. Questa indicazione, precisano i giudici contabili, è contenuta in modo espresso nella motivazione del decreto del 17 marzo 2020 secondo cui “è fatto salvo il limite iniziale, qualora il personale in servizio sia inferiore al numero rilevato al 31 dicembre 2018”.

Il finanziamento delle posizioni organizzative

Chiariti i nuovi limiti del salario accessorio, resta ora da verificare la possibilità consentita dalla normativa (art. 11-bis, comma 2, del d.l. n.135/2018) che dispone di non computare, nel tetto del trattamento accessorio 2016, i differenziali degli incrementi degli importi delle retribuzioni di “posizione” e di “risultato” delle PO degli enti privi di dirigenza che si siano avvalsi della facoltà di aumentare tali voci retributive con correlata riduzione delle capacità assunzionali.
Osserva il Collegio contabile come il decreto crescita non abbia in alcun modo inciso sulla disposizione legislativa introdotta dal d.l. n.135/2018. D’altra parte, a dire sempre del Collegio contabile, con l’art. 33, comma 2, del d.l. n. 34/2019 il legislatore ha inteso esclusivamente consentire ai Comuni di incrementare il numero dei dipendenti in servizio. Se ciò non fosse vero, allora gli Enti locali di piccole dimensioni e privi di dirigenza si troverebbero nell’impossibilita di procedere comunque a nuove assunzioni, vanificando l’intento sottostante la disposizione introdotta nel decreto crescita.
In conclusione, per i giudici contabili, il quadro normativo di cui all’art. 11 bis ante d.l. n. 34/2019 è da ritenersi rimasto invariato, con la conseguenza che è rimasta anche la loro piena discrezionalità nella gestione dei propri spazi assunzionali, potendo procedere agli aumenti del trattamento accessorio, ex art. 11-bis, comma 2, d.l. 135/2018 riducendo in modo contestuale il valore finanziario delle assunzioni.

Pagamento della PO inferiore al limite del contratto

Avuto riguardo alla risposta, se l’ente locale possa o meno attribuire un valore della posizione organizzativa al di sotto del limite minimo contrattuale (attualmente 5.000 euro), la questione è sottratta allo scrutinio dei giudici contabili trattandosi di interpretazione di norme contrattuali essendo tale funzione conferita dal d.lgs. n. 165/2001 all'ARAN. Tuttavia, evidenzia il Collegio contabile che anche qualora fosse consentita, resta obbligatorio l’espresso consenso dei lavoratori alla rinuncia di quote loro spettanti previste dal contratto collettivo nazionale.