L'esperto risponde - Quesito

» Data

26 marzo 2021

» Quesito

Passaggio da maternità facoltativa a maternità obbligatoria. Quale documentazione è necessario produrre all'Ufficio Personale del Comune?

» Risposta

 


Premesso che con il termine di congedo di maternità obbligatorio si intende l’obbligo della lavoratrice di non poter rinunciare al congedo di maternità né il datore di lavoro può in alcun caso impiegarla nel periodo previsto. Anche qualora, nella fase successiva al parto, la madre intendesse spontaneamente ridurre i tempi di rientro sul posto di lavoro è necessario un certificato medico attestante l’assenza di rischi. La sua durata è di cinque mesi.


 


Nei primi anni di vita del bambino la madre può richiedere un periodo di maternità facoltativa quello definito “congedo parentale”. Da un punto di vista economico l’art. 43 del CCNL Comparto Funzioni Locali del 21 maggio 2018 ha previsto che per le lavoratrici madri o in alternativa per i lavoratori padri, i primi trenta giorni (purché fruiti entro i sei anni di vita del bambino), computati complessivamente per entrambi i genitori e fruibili anche frazionatamente, non riducono le ferie,sono valutati ai fini dell’anzianità di servizio e sono retribuiti per intero. Gli ulteriori 5 mesi (purché fruiti entro i sei anni di vita del bambino) sono retribuiti al 30 per cento e computati ai fini del servizio e della liquidazione, non consentono la maturazione di ferie e tredicesima. gli ulteriori periodi e comunque tutti quelli fruiti fra il sesto e l’ottavo anno di vita del bambino sono retribuiti al 30 (trenta) per cento solo qualora il reddito del genitore richiedente sia inferiore a 2,5 volte il trattamento pensionistico minimo a carico dell’assicurazione generale obbligatoria.


In merito alla maternità obbligatoria l’attuale normativa prevede che sia possibile fruire del congedo maternità, pari a 5 mesi, in tre modi diversi: a) 2 mesi prima e 3 mesi dopo la data presunta del parto (modalità ordinaria); b) 1 mese prima e 4 mesi dopo la data presunta del parto (cosiddetta “maternità flessibile”); c) 5 mesi dopo la data presunta del parto (art. 1, co. 485, della L. n. 145/2018). Per quest’ultima ipotesi è previsto che il medico specialista del Servizio sanitario nazionale o con esso convenzionato e il medico competente ai fini della prevenzione e tutela della salute nei luoghi di lavoro attestino che tale opzione non arrechi pregiudizio alla salute della gestante e del nascituro. Quest’ultima documentazione dovrà essere acquisita nel corso del settimo mese di gravidanza. Le certificazioni mediche dovranno, infatti, attestare esplicitamente l’assenza di pregiudizio alla salute fino alla data presunta del parto, ovvero fino all’evento del parto qualora dovesse avvenire in data successiva a quella presunta.