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Concorsi pubblici, in emergenza basta la sola prova scritta

Concorsi pubblici, in emergenza basta la sola prova scritta

di GIANNI TROVATI (dal Sole 24 Ore) – In collaborazione con Mimesi s.r.l.

Per tagliare i tempi, i concorsi pubblici per il personale delle PA si baseranno su una sola prova scritta, e un orale che finché dura lo stato di emergenza diventa «eventuale» e in ogni caso potrà svolgersi in videoconferenza. Sarà possibile prevedere una valutazione dei titoli e delle esperienze professionali, che potrà fare da filtro e avrà un peso sul punteggio. Anche per lo scritto bisognerà abbandonare carta e penna in favore di «strumenti informatici e digitali», che potrebbero somministrare test a risposta multipla anche per ridurre la durata delle prove. Prove che, in presenza, si potranno tenere dal 3 maggio, cioè dal primo lunedì successivo alla fine (secondo il calendario attuale) dello stato di emergenza. E non potranno durare più di un’ora

Il nuovo Decreto Covid (o Decreto Aprile) varato ieri dal Consiglio dei ministri porta con sé le regole per sbloccare i concorsi per il personale non dirigente volute dal ministro della PA Renato Brunetta. E ne disciplina l’applicazione ai concorsi i cui bandi sono già stati pubblicati, e che riguardano 110mila persone secondo le stime di Funzione pubblica. In questo caso, la modalità “rapida” è applicata con deroga esplicita alle previsioni del bando, e se la macchina non è ancora partita potrà prevedere anche la valutazione dei titoli ed esperienze professionali; a patto di darne «tempestiva comunicazione» e di riaprire i termini di partecipazione. In questi casi, la prova orale diventa solo «eventuale». Come resta «eventuale», appunto, anche per i nuovi bandi che saranno pubblicati prima della fine dell’emergenza. Lo stesso impianto si applica ai corsi-concorsi e, con esclusione esplicita dell’orale, alle selezioni dei 2.800 tecnici destinati agli enti del Sud per la gestione dei fondi Ue (Brunetta punta a chiudere le selezioni entro i primi di luglio).

I test informatici, insomma, diventano il pilastro dei concorsi pubblici segnati dalla crisi sanitaria e dalla necessità di accelerare il ricambio di personale nella PA. L’idea è di effettuarli in sedi locali che come le università o le fiere possono offrire spazi per garantire in sicurezza la presenza dei candidati. Per disciplinarne lo svolgimento è stato aggiornato il Protocollo, che nella nuova versione supererà il limite dei 30 candidati e imporrà nuovi criteri per lo spazio minimo (distanza di 2,25 metri fra i candidati, e 4,5 metri quadrati a disposizione di ciascuno). Nella griglia di regole preparate per il capitolo PA del decreto era prevista anche una nuova proroga per gli obblighi di pubblicazione dei redditi dei dirigenti pubblici, in (eterna) attesa di una definizione compiuta dopo le obiezioni della Corte costituzionale. La norma non ha trovato spazio nella bozza arrivata sul tavolo del consiglio dei ministri, ma potrebbe rispuntare anche perché per ora la trasparenza reddituale è sospesa fino al 30 aprile. Ma le nuove regole a regime continuano a mancare.

>> LA BOZZA DEL DECRETO.

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