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Accesso all’impiego: esclusione dal concorso (smartwatch al polso durante la prova scritta)

OSSERVATORIO GIURISPRUDENZA

Pubblico impiego: tutela della maternità e della paternità

Una candidata ad una selezione a pubblico impiego è stata esclusa per aver introdotto nella sede delle prove scritte un orologio smart quale dispositivo che, a determinate condizioni, può collegarsi in internet. Il Consiglio di Stato spiega perché l’esclusione della candidata è illegittima. Sentenza del Consiglio di Stato, Sez. VI, 16 novembre 2020, n. 7068.

Massima

Risulta illegittimo il provvedimento con il quale è stata disposta la esclusione di una candidata da un concorso pubblico (nella specie si trattava di un concorso per il reclutamento di dirigenti scolastici) perché la candidata stessa è stata sorpresa durante una prova scritta mentre indossava al polso un “Apple Watch serie 3”, ove – da un lato – in base al bando e alle istruzioni date dal Comitato di sorveglianza risulti che è stato vietato l’uso di cellulari, palmari, smartphone, smartwatch o similari, ma non l’introduzione in aula degli stessi e – dall’altro – risulti da apposita perizia che l’Apple Watch 3 indossato il giorno della prova preselettiva non era idoneo a memorizzare e/o trasmettere dati, in quanto non “dotato di propria connettività e (…) per poter ricevere notifiche da talune app presenti di default su di esso è necessario effettuare il “pairing” con un I-Phone che, ad ogni buon conto, si deve trovare a non più di 10 metri di distanza da esso e con una connessione attiva”.

Fatto

La ricorrente ha partecipato alla prova preselettiva del corso-concorso finalizzato al reclutamento di dirigenti scolastici presso le istituzioni scolastiche statali, bandito dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR).
A prova conclusa, il Comitato di vigilanza, constatato che la ricorrente candidata indossava al polso un “Apple Watch serie 3”, l’ha esclusa dalla preselezione.
Ritenendo il provvedimento di espulsione illegittimo la candidata l’ha impugnato con ricorso al Tar Lazio – Roma, che lo ha respinto.

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