Questo articolo è stato letto 0 volte

Vietati i regali ai dipendenti pubblici

Regali vietati «oltre un modico valore» per i dipendenti della pubblica amministrazione.
Stop agli arbitrati per tutti i magistrati.
Ma soprattutto Parlamento off-limits sin dalle prossime elezioni per chi ha subito una condanna definitiva per corruzione e per reati oltre i due anni.
Stretta anche per i pubblici funzionari penalmente condannati o che abbiano avuto a che fare con la politica.
Dovranno aspettare tre anni prima di poter rientrare in pista e ottenere un incarico dirigenziale.
Lo scontro sulle pene per la corruzione è rinviato alla prossima settimana.
Ma da ieri, nell’aula di Montecitorio, è iniziata la battaglia sul disegno di legge anti-corruzione.
Il famoso ddl Alfano-Calderoli, in attesa dal maggio del 2010 di essere approvato, ma in cui ormai i ministri della Funzione pubblica Filippo Patroni Griffi e il Guardasigilli Paola Severino hanno pesantemente messo mano con corposi e determinanti emendamenti.
Solo martedì il governo deciderà se rischiare o mettere la fiducia.
Il ministro della Giustizia non ha ancora dato il parere sulle modifiche Pdl e Pd, del tutto contrastanti tra loro, tra chi vuole abbassare le pene e chi aumentarle.
Ieri, mentre il gruppo ristretto delle commissioni Affari costituzionali e Giustizia si affannava per farle quadrare, l’hanno sentita dire: «Io sono serena, posso tornare sempre al mio lavoro di prima…».
L’ex professore e avvocato prestato al governo tecnico sa che la partita sull’ultimo articolo del ddl anti-corruzione, che riscrive la «piramide» delle pene, sarà durissima.
Quando arriverà il turno dell’emendamento salva-Ruby – concussione contestabile, secondo Francesco Paolo Sisto, solo se c’è un passaggio di denaro o «altra utilità patrimoniale – scatterà l’ora della verità per il governo.
Da Berlusconi e dai suoi avvocati Niccolò Ghedini e Piero Longo, per il momento, è arrivato un segnale di battaglia.
A Milano, per il processo Ruby, hanno presentato un’istanza di legittimo impedimento per l’udienza di domani: non possono essere presenti tutti e tre perché trattenutia Roma da una convention di parlamentari Pdl.
Riunione convocata solo martedì sul futuro del partito.
Deciderà il presidente della quarta sezione Giulia Turri su un impegno che non ha caratteristiche né istituzionali (come una seduta delle Camere), né di stretta inderogabilità.
Scontro assicurato, come per l’ipotesi di smontare il processo Ruby attraverso l’emendamento Sisto che fa evaporare l’accusa di concussione (il funzionario di polizia Ostuni non ha percepito né denaro, né un’utilità patrimoniale).
Fiducia o scontro in aula.
Il leghista Gianluca Pini ieri dava già per scontata la fiducia e se ne stupiva: «Ma come? La fiducia su un ddl del precedente governo? Che fanno, la chiedono per Berlusconi?È inammissibile».
Tra le ipotesi circola quella di una fiducia che verrebbe posta solo prima di arrivare agli articoli sul codice penale e civile e dopo aver votato tutti quelli che riguardano la prevenzione nella pubblica amministrazione e sono di competenza di Patroni Griffi.
Anche per la sua materia i contrasti non mancano.
Ieri, si prosegue poi solo stamane prima del rinvio a martedì, sono stati votati due articoli, il primo e il terzo, con l’en plein dei presenti, oltre 500 sì e un paio di no.
Udc e Pd autori di due proposte chiave.
Il centrista Pierluigi Mantini lancia l’incandidabilità per i condannati, ma anche lo stop ai regali costosi.
Il Pd ferma gli arbitrati.
Il ministro Patroni Griffi si batte per le sue modifiche, come quella che vieta gli incarichi di vertice per chi è stato condannato, ma anche lo stand by obbligatorio di tre anni per chi ha avuto a che fare con la politica.

Fonte: La Repubblica

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>