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Una legge subito impallinabile

Stamattina la Camera voterà, con la fiducia, la conversione in legge del decreto n. 78, cosiddetto «enti territoriali» ma in realtà autentico provvedimento omnibus, divenuto celebre qualche giorno addietro per i «tagli alla sanità». Il testo era già passato a palazzo Madama mediante la fiducia: in tal modo la Camera non farà altro che ratificare l’attività emendativa sviluppata dai senatori. Ecco: a far dubitare della costituzionalità del provvedimento, quale oggi sarà approvato, sono le inserzioni operate a palazzo Madama. Le gravi disfunzioni, aporie, illegittimità sono state puntualmente rilevate dal comitato per la legislazione, in un tagliente parere emesso lo scorso 30 luglio. Non servirà a nulla, posto che il governo intende chiudere la partita, nella speranza (o nel disinteresse?) che singoli articoli non finiscano sotto la lente della Corte costituzionale.

Siccome il provvedimento è stato gonfiato da 18 a 42 articoli, con un’aggiunta quindi di ben 26 articoli (più 66 nuovi commi, e in sovrappiù pure due tabelle), decine delle nuove norme di matrice senatoria, se così possiamo esprimerci, sono estranee a oggetti e fini del decreto-legge, oltre che all’intestazione e al preambolo. Altre nuove disposizioni sono sì relative agli enti territoriali, ma vanno ben oltre quanto indicato nel preambolo del decreto. Insomma, se a palazzo della Consulta dovesse arrivare qualche nuovo comma introdotto dal Senato (e recepito dalla Camera mercé il voto di fiducia), non è difficile prevedere che possa subire censure, vuoi perché privo dei requisiti di necessità e di urgenza, vuoi perché estraneo ai contenuti originari del decreto.

La Corte costituzionale è diventata, di recente più rigorosa. Basterà citare la sentenza 154 dello scorso 23 giugno: «Le disposizioni introdotte in sede di conversione devono potersi collegare al contenuto già disciplinato dal decreto-legge, ovvero, in caso di provvedimenti governativi a contenuto plurimo, alla ratio dominante del provvedimento originario considerato nel suo complesso» e, ancora, «la possibilità, per il Governo, di ricorrere al decreto-legge deve essere realmente limitata ai soli casi straordinari di necessità e urgenza di cui all’art. 77 Cost».

Sono princìpi più volte sanciti. Governo e maggioranza paiono trascurarli. Ovviamente hanno dalla loro i numeri parlamentari. È probabile che diano per scontato che qualche specifica disposizione formi oggetto di un procedimento giudiziario, dal quale spiccare il volo per la Corte costituzionale; ma si porranno il problema quando esso nascerà (molti mesi, ma anche anni), sperando altresì che non investa se non poche disposizioni.

Fonte: Italia Oggi

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