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Uffici pubblici, 100 semplificazioni E nuove pensioni anticipate

«Abbattere gli steccati esistenti fra i singoli compartimenti» della pubblica amministrazione. E passare invece a un sistema dove «tutti coloro che hanno un rapporto di lavoro con la Pa sono dipendenti o dirigenti della Repubblica incardinati momentaneamente presso un ente pubblico che ne è datore di lavoro». Insomma non più un lavoratore del ministero o della provincia, della sanità o della scuola, ma un dipendente pubblico «che la Repubblica organizza per assecondare i fabbisogni della comunità». È la rivoluzione prefigurata nell’accordo dal titolo «Italia semplice» firmato ieri dai ministri Madia (Semplificazione) e Lanzetta (Affari regionali) con la Conferenza delle Regioni, l’Anci (Comuni) e l’Upi (Province). Accordo preparato dal sottosegretario Angelo Rughetti e propedeutico alla riforma che Madia presenterà il 13 giugno in consiglio dei ministri e che potrà funzionare – è questo il senso più vero dell’accordo – solo se Stato centrale ed enti territoriali marceranno nella stessa direzione. Numerose le conferme, ma anche le novità nel documento. Oltre alla «mobilità intercompartimentale», la riforma darà il via alla «staffetta generazionale, con risorse derivanti dal part-time, dalla revisione dell’istituto dell’esonero, dalla risoluzione anticipata del rapporto di lavoro», ovvero prepensionamenti che favoriranno l’ingresso dei giovani. Le retribuzioni dovranno «ispirarsi al merito e alla omogeneità a parità di prestazioni o incarichi svolti». Gli stipendi saranno legati anche all’«andamento dell’economia o al raggiungimento degli obbiettivi di finanza pubblica. Mai più una Repubblica in deficit e retribuzioni di risultato comunque distribuite», promettono governo, Regioni ed enti locali. Altro punto centrale è la «semplificazione delle procedure». Bisogna tagliare le autorizzazioni, standardizzare i procedimenti, «a cominciare da quelli in materia edilizia, ambientale e delle attività produttive». Eliminare ogni richiesta di «documentazione o certificato di cui il sistema pubblico disponga o possa disporre». Adottare «un’Agenda per la semplificazione condivisa tra Stato, Regioni e Autonomie. Per ciascuna azione di semplificazione verranno individuati obiettivi, responsabilità, scadenze e modalità di verifica del raggiungimento dei risultati». Una «task-force Italia Semplice» affronterà le «100 procedure da semplificare». Le conferenze di servizio, quegli organismi governo-enti locali dove spesso si arena la realizzazione delle opere pubbliche, dovranno diventare «luoghi veloci di decisione». Si riuniranno in teleconferenza e decideranno in tempi certi. La semplificazione viaggerà on line. «Entro il 2016 deve scomparire ogni forma di utilizzo della comunicazione cartacea » ed entro il 2015 verrà avviato il «sistema unico dei pagamenti on line». Infine, la trasparenza. Tutti gli enti che hanno firmato l’accordo si impegnato a pubblicare sui rispettivi siti «i risultati e il livelli della prestazioni erogate ai cittadini», tutte le voci di spesa, i nomi dei responsabili e i tempi di esecuzione di ogni provvedimento.

Fonte: Corriere della sera

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