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Taglio incentivi, enti nel caos

L’abrogazione dei diritti di rogito dei segretari comunali e degli incentivi alla progettazione per i dirigenti rischia di creare caos negli enti locali. I segretari comunali e provinciali assicurano la funzione di ufficiale rogante negli enti locali. È un’attività altamente specialistica, che consente da sempre alle amministrazioni locali di evitare le spese, che sarebbero altrimenti ingentissime, connesse agli incarichi notarili. In funzione della specificità del compito assegnato dalla legge, ai segretari era stato riconosciuta la compartecipazione ai diritti di rogito, come specifica remunerazione per questa attività, allo scopo di incentivare i segretari e compensare anche il lavoro di aggiornamento e formazione professionale necessari. A fronte di risparmi irrisori, dunque, la riforma del ministro Marianna Madia rinuncia a un sistema di valorizzazione delle professionalità della p.a., per altro in modo contraddittorio. Poiché, infatti, la norma modifica l’articolo 30, comma 2, della legge 734/1973 prevedendo che «il provento annuale dei diritti di segreteria è attribuito integralmente al comune o alla provincia», non si capisce se l’effetto sia retroattivo o meno. Non è chiaro, insomma, se ai segretari spetti la ripartizione dei diritti di rogito per le attività svolte e per i diritti, dunque, già maturati prima della vigenza del dl Pane, insomma, per il solito rituale dei pareri contrastanti della Corte dei conti e per le ispezioni della Ragioneria generale dello stato, se non vi siano urgenti chiarimenti da parte del legislatore. Moneta simile è quella riservata dall’articolo 13 del dl 90/2014 agli incentivi per la progettazione. Non sono stati del tutto aboliti, come era emerso dalle tante bozze circolate nei giorni scorsi. Infatti, all’articolo 92, comma 6, del dlgs 163/2006 è aggiunto un comma 6-bis, ai sensi del quale «in ragione della onnicomprensività del relativo trattamento economico, al personale con qualifica dirigenziale non possono essere corrisposte somme in base alle disposizioni di cui ai commi 5 e 6». Pertanto, incentivi per la progettazione sì, ma solo per chi non possieda la qualifica dirigenziale. Come se l’incentivazione riguardi non il risultato conseguito, ma lo status giuridico di chi svolge l’attività, a parità di lavoro svolto. Anche nel caso degli incentivi per i dirigenti tecnici, non si capisce se la norma operi solo per il futuro, cioè per le attività di progettazione assegnate successivamente alla vigenza del dl 90/2014, oppure travolga anche le progettazioni e le pianificazioni già effettuate. Meno ambigua è, invece, la riforma degli incentivi per gli avvocati dello stato. Infatti, l’articolo 9 del dl abroga il comma 457 dell’articolo 1 della legge 147/2013 e il comma 3 dell’articolo 21 del regio decreto 1611/1923, specificando, però, che tale abrogazione «ha efficacia relativamente alle sentenze depositate successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto». In ogni caso, si riduce anche per i legali delle p.a. l’incentivo a svolgere con efficienza la propria attività specialistica, poiché nelle ipotesi di sentenza favorevole con recupero delle spese legali a carico delle controparti, solo il 10% delle somme recuperate sarà ripartito tra gli avvocati dello Stato o tra gli avvocati dipendenti dalle altre amministrazioni, in base alle norme del regolamento delle stesse. Tuttavia, anche in questo caso la riduzione delle incentivazioni non varrà per gli avvocati inquadrati con qualifica non dirigenziale negli enti pubblici e negli enti territoriali.

Fonte: Italia Oggi

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