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Tagli alla spesa da concordare

Far dimagrire il costo della macchina pubblica si può. A tutti i livelli.
Ma la «dieta» deve essere concordata con i dirigenti di ciascun settore, per evitare che i tagli lineari pregiudichino i servizi offerti alla collettività.
È questo il comun denominatore delle oltre 60 proposte di intervento che Confedir ha presentato al commissario governativo per la spending review, Carlo Cottarelli.
Quest’ultimo, tra l’altro, prenderà parte alla conferenza «Spendere meno, spendere meglio» organizzata oggi a Roma dalla confederazione.
«Per riequilibrare i bilanci pubblici vi sono due strade», spiega a ItaliaOggi il segretario generale di Confedir, Stefano Biasioli, «la prima è quella dei tagli indiscriminati.
Questa soluzione è rapida ma dà risultati scadenti perché, come si è avuto modo di sperimentare, finisce per decurtare le prestazioni di cui beneficiano i cittadini».
E la seconda? «Richiede tempi più lunghi, perché si devono analizzare prima le procedure dei vari programmi di spesa», rileva il segretario, «ma solo con interventi calibrati si riesce a non incidere sulla collettività, limitandosi a eliminare sprechi e spese inutili».
A livello statale Confedir propone di unificare gli uffici amministrativi dei ministeri, riducendo questi ultimi a 12 e sopprimendo quelli senza portafoglio.
Altri accorpamenti ipotizzati sono sia strutturali (per esempio delle diverse scuole di formazione pubbliche) sia funzionali (in materia di agricoltura o di sicurezza sul lavoro), con una drastica sforbiciata ad auto blu e trasferte del personale.
Numerose le proposte anche a livello territoriale.
A cominciare dalla razionalizzazione degli uffici regionali all’estero, avvalendosi maggiormente delle sedi diplomatiche.
Ma i tagli, aggiunge la sigla dei dirigenti pubblici, dovrebbero coinvolgere anche le aziende speciali e le società in house, con un alleggerimento pure di quelle ritenute essenziali.
Proposta poi l’omogeneizzazione degli stipendi dei consiglieri regionali (fissandoli al 65% delle indennità dei parlamentari) e l’abolizione di rimborsi forfettari e vitalizi.
In materia di province, ferma restando la loro riduzione e riorganizzazione negli enti di area vasta, l’accorpamento degli uffici con le prefetture potrebbe far risparmiare 2,5 miliardi di euro annui.
Più o meno lo stesso beneficio che le casse pubbliche potrebbero trarre nel settore sanitario chiudendo 100 ospedali da 100 posti letto ciascuno.
Per un’efficace spending review è indispensabile, secondo Confedir, un dialogo costante tra esecutivo e corpo sociale.
Anche per quanto riguarda l’omogeneizzazione nel pubblico impiego, dirigenti inclusi, «eliminando la giungla retributiva e i livelli di personale oggi in essere tra le diverse amministrazioni», chiosa Biasioli.

Fonte: Italia Oggi

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