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Sui precari di Città e Province il «paradosso» del Patto 2015

Nella rete dei vincoli e delle deroghe che sta caratterizzando la gestione dei precari di Province e Città metropolitane, il Milleproroghe arrivato alla Camera per l’avvio dell’iter della conversione permette i rinnovi dei contratti alle amministrazioni che hanno sforato il Patto di stabilità nel 2014, ma non a quelle, decisamente più numerose, che non sono riuscite a centrare i vincoli di finanza pubblica nel 2015. È questa la situazione, paradossale, che emerge dall’intreccio dei richiami normativi sul tema.

Tutto nasce dal primo articolo del nuovo provvedimento, ora all’esame della Camera, che al comma 9 sposta dal 31 dicembre 2015 alla stessa data del 2016 i termini di due norme legate ai precari degli enti di area vasta. La prima, scritta nel decreto sul pubblico impiego del 2013 (articolo 4, comma 9 del Dl 101/2013), permette alle Province di allungare i contratti a termine «nel rispetto del Patto di stabilità interno e della vigente normativa di contenimento della spesa complessiva di personale». La seconda, quella che apre le porte anche agli enti non in regola con gli obiettivi di finanza pubblica, è nel decreto enti locali dello scorso anno (articolo 1, comma 7 del Dl 78/2015), si rivolge sia alle Province sia alle Città metropolitane e permette il rinnovo dei contratti a termine «anche nel caso di mancato rispetto del patto di stabilità interno per l’anno 2014». Il riferimento al Patto del 2014 è ovvio in una deroga introdotta per il 2015, ma è assai meno scontato quest’anno, per gli effetti piuttosto casuali che determina. Nel 2014, in base ai dati del monitoraggio dell’Economia, sono state 27 le Province a non rispettare il Patto, e nel 2015 il numero degli inadempienti cresce a 69; fra le Città metropolitane nessuna sembra riuscita a centrare gli obiettivi dello scorso, mentre nel 2014 solo sei amministrazioni hanno registrato lo sforamento. In questo quadro, il rinnovo dei contratti a termine parrebbe possibile solo a chi ha sforato gli obiettivi nel 2014 ma è rientrato nei ranghi nel 2015, caso evidentemente raro viste le dinamiche del comparto, che dopo aver mancato gli obiettivi per 433 milioni nel 2014 li dovrebbe aver sforati per 1,2 miliardi l’anno scorso. In queste condizioni, e senza una replica dell’attenuazione nelle sanzioni che in base alle regole vigenti sono pari allo sforamento, pare difficile garantire anche «l’equilibrio di parte corrente nel periodo interessato dai contratti stessi», cioè l’altra condizione chiesta dalle regole per il rinnovo.

Il mancato rispetto del Patto complica parecchio anche la replica dei fondi per il salario accessorio, altro tema caldissimo in tutti gli enti locali. Il lavorio nel tentativo di salvare le buste paga continua, a partire da Roma Capitale dove il rischio concreto, in assenza di novità a stretto giro, è il mancato pagamento dell’accessorio di gennaio, con le inevitabili reazioni dei 23mila dipendenti e dei sindacati.

Sul fronte più generale, per il recupero degli stipendi “illegittimi” pagati in passato dai Comuni, l’Anci torna a proporre, sempre sotto forma di emendamento al Milleproroghe, la possibilità di utilizzare integralmente a questo scopo anche i risparmi ottenuti con i piani di spending review previsti dalla prima manovra estiva del 2011 (articolo 16, commi 4 e 5 del Dl 98/2011) e quelli prodotti da una «temporanea rinuncia» a sfruttare il turn over oggi concesso dalle norme.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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