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Sui dipendenti pubblici Regioni in ordine sparso

Una giungla di spese, una babele di linguaggi. Con la Sicilia che “vanta” un dirigente ogni 8 dipendenti e mezzo, contro uno ogni 25 in Campania e uno ogni 20 nelle Marche. O il Molise che conta quasi 4 dipendenti per mille abitanti (ma escludendo i 25 in Valle d’Aosta o i 13 a Trento) mentre in Lombardia c’è appena mezzo dipendente per mille residenti. E che dire del Lazio dove il personale dipendente è schizzato in tre anni a +27,4% contro una flessione nazionale del 3,85 per cento? O sempre il Lazio dove le retribuzioni medie di tutti i dipendenti hanno avuto un’impennata del 20% a fronte di un calo medio del 3,46% e un abbattimento fino al 14,4% in Puglia e perfino in quasi tutto il Sud con l’eccezione della Basilicata (+5,5%). Benvenuti nel pianeta Italia, versante Regioni ed enti locali. Benvenuti nei 21 pianeti regionali, nelle migliaia e migliaia di campanili e in quei microcosmi così duri a morire, che ancora chiamiamo province e che continuano a lottare insieme a noi, nonostante tutto e nonostante tante vesti (inutilmente) stracciate da anni e anni. Benvenuti nel Paese dove una mano lava l’altra, sembra dire la Corte dei conti nella poderosa relazione (poco meno di mille pagine) appena consegnata al Parlamento che ha passato al setaccio gli andamenti della finanza territoriale e locale nel 2010-2012 e i flussi di cassa del 2013. Un rapporto che ha fotografato minuziosamente dall’alto in macro ingrandimenti gli andamenti e le gestioni di regioni, comuni e province con un focus particolarmente dettagliato alla voce “personale”. Voce di spesa importante per l’universo delle autonomie, quella del personale, con 555mila dipendenti e una spesa totale del comparto di circa 15 mld. Spesa, e numeri complessivi elencati dalla magistratura contabile (sezione autonomie), che vanno letti però più che nel loro insieme, nei rispettivi spaccati regionale, comunale e provinciale. Fino a poter fotografare però i rispettivi punti di caduta, segno di caratteristiche più o meno “virtuose”. Ecco così un primo dato di raffronto: la spesa media per dipendente (dirigenti e non). Ogni dipendente regionale costava in media 35.050 euro nelle regioni, 27.780 nei comuni, 28.358 nelle province. Mentre un dirigente regionale costava 92.735 euro, 87.054 nei comuni e addirittura 96.554 nelle province. Già così le differenze balzano agli occhi. E ancora di più balzano i gap territoriali: le realtà a statuto speciale sempre più generose, il peso dei dipendenti che vede sempre il Sud serbatoio di posti. E poi ecco i casi nei singoli pianeti delle autonomie. A partire dalle regioni. Dove il personale totale nel 2010-2012 è calato del 2,07, ma dal -3,85% del Nord al +8,90 del Centro, col Lazio che ha sconvolto tutte le medie con una crescita del 27,45%. Perfino al Sud c’è stata una flessione del 5 per cento. E non basta: anche la spesa totale ha fatto segnare al centro Italia un balzo del 6,55 (-5,76 al Nord, – 7,39 al Sud), con le regioni a statuto speciale che hanno però anche loro tenuto alta l’asticella della spesa con +4%. Intanto al Nord si registrava nel 2012 meno di un dipendente ogni mille abitanti: 0,81 per l’esattezza. Al centro 1,28, al Sud 1,67. E ben 6,20 dipendenti per mille abitanti nelle regioni a statuto speciale. Intanto nelle regioni “ordinarie” si registravano 16,5 dipendenti per ogni dirigente: ma in Sicilia sotto ogni graduato stavano 8,6 dipendenti. La regione dei generali. E degli stipendi che negli anni si sono gonfiati senza pietà per le casse pubbliche. Se dall’analisi del pianeta delle regioni la Corte dei conti non ha faticato a far emergere esempi non esattamente edificanti, con l’osservatorio sui comuni ha colto altre peculiarità. La spesa totale nelle regioni “ordinarie” scende nel triennio del 5,4%, ma di più al Sud (-7,8), quella dei dirigenti si riduce del 13% e al tempo stesso vengono meno il 2,6% di segretari comunali e soprattutto il 46% dei direttori generali e i dirigenti a tempo determinato (-28%). L’incidenza della spesa del personale sulla spesa totale è stata del 25,8%, ma in Sicilia ancora una volta ha fatto il pieno: 37%. Flessione della spesa media del totale dei dipendenti che non sembra aver toccato le province: retribuzioni piatte (+0,02% nel triennio), si direbbe, ma al Sud un poco meno piatte (+0,42%). Voce che però in Abruzzo non ha pagato la crisi, sembrerebbe: qui l’aumento è stato del 2,96 per cento.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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