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Sugli statali over 60 «rischio-esodo» con indennità al 50%

«Eccedenze», «mobilità» e «80% dello stipendio». Per il pubblico impiego le tre parole chiave del pacchetto allo studio nella cura-Bondi sulla spending review non sono un inedito. Erano già comparse a novembre con la legge di stabilità, ultimo atto del Governo Berlusconi, che chiedeva alle pubbliche amministrazioni di passare al setaccio i propri organici per individuare i dipendenti di troppo da collocare «in disponibilità»: a loro sarebbe stata riservata una sorta di mobilità all’80% dello stipendio, per la durata massima di due anni, entro i quali gli interessati avrebbero dovuto cercare un’altra collocazione (non semplice da trovare) nel mondo pubblico.
La misura, analoga a quella prevista da uno dei primi interventi “salva-Grecia”, si è per ora persa nel silenzio delle amministrazioni, che non hanno portato a termine i loro censimenti. Ma mentre un primo Dpcm varato venerdì porta i tagli alle dotazioni organiche di Palazzo Chigi ed Economia, le tre parole chiave ricompaiono sul tavolo della spending review. Tra le ipotesi allo studio, che oggi saranno al centro di un vertice fra Tesoro, Ragioneria generale dello Stato e Funzione pubblica, c’è quella di concentrarsi sul personale con più di 60 anni di età per l’applicazione di un’indennità pari, appunto, all’80% dello stipendio (si veda anche Il Sole 24 Ore del 15 e 16 giugno).
Per il momento si tratta, è bene ribadirlo, di un’ipotesi all’interno di un pacchetto che prevede anche opzioni più leggere, legate per esempio a una riparametrazione del trattamento economico della dirigenza, ma a guardare a via XX Settembre e dintorni è una platea amplissima: secondo l’ultimo conto annuale del personale, gli impiegati pubblici over 60 sono 231mila, cioè il 7% di chi lavora con contratto a tempo indeterminato in un ufficio dello Stato o degli enti territoriali. Il tasso più alto di ultra-sessantenni si incontra naturalmente nelle carriere ad elevato “valore aggiunto”, dall’università alla magistratura, dove peraltro vigono ordinamenti autonomi e peculiarità che renderebbero pressoché impossibile agire con l’accetta sulla base delle sole ragioni anagrafiche. In valore assoluto, però, il grosso degli over 60 si concentra nella scuola, oltre che nelle articolazioni degli enti territoriali (sanità compresa). Se invece la misura, almeno in un primo tempo, dovesse concentrarsi nelle principali amministrazioni statali, nella rete potrebbero entrare circa 25mila persone.
L’aspetto più allarmante è però sul versante retributivo. L’80% che farebbe da criterio guida dell’indennità, secondo le ipotesi, andrebbe calcolato sullo stipendio «propriamente detto», e non sull’intero trattamento economico. Fuori dalla base di calcolo rimarrebbero quindi le indennità fisse, legate per esempio alle responsabilità su posizioni organizzative, e quelle variabili, dai premi di risultato a quelle prodotte da turni e straordinari. Una differenza non da poco, visto che lo statale medio italiano guadagna 34.562 euro lordi all’anno, ma lo stipendio gliene porta solo 26.955: un’indennità pari all’80% dello stipendio, quindi, si attesterebbe a quota 21.564 euro, e non andrebbe oltre di conseguenza al 62,2% dell’entrata lorda effettiva prodotta dal suo posto di lavoro. Nella presidenza del Consiglio e negli enti pubblici non economici (enti previdenziali, Aci e così via) dove le parti variabili e individuali dello stipendio sono più pesanti, il taglio effettivo sul trattamento economico arriverebbe a superare il 50%, per oscillare intorno al 47% nelle agenzie fiscali. Numeri, questi, che sono frutto di medie, e che potrebbero rivelarsi ancora più alti se le ipotesi circolate in questi giorni dovessero tradursi in misure concrete. I dipendenti arrivati all’ultima parte della carriera, infatti, ricevono più frequentemente voci aggiuntive in busta paga, per cui il parametro calcolato sulla sola base stipendiale finirebbe per avere effetti ancor più rilevanti di quelli denunciati dalle medie di comparto.
Naturalmente, rimane ancora tutta da valutare la sostenibilità di questa forma di snellimento della pubblica amministrazione, già interessata da vincoli assunzionali e blocchi del turn over che hanno colpito ad ampio raggio, mentre le misure più selettive (come quelle previste appunto dall’ultima legge di stabilità) sono rimaste al palo. Anche perché – come mostrano bene le cronache di questi mesi – dopo la riforma previdenziale non tutti gli over 60 sono vicini alla pensione e occorrerebbe studiare forme di sostegno che evitino di ingrossare ulteriormente le fila degli «esodati»: un’indennità solo biennale, come quella prevista a novembre, rischierebbe di avere questo effetto.

Fonte: Il Sole 24 Ore del lunedì

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