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Stipendi pubblici d’oro A rischio il tetto

Rischia di restare solo sulla carta la norma sul tetto ai compensi dei top manager delle società partecipate dal Tesoro. Il limite fissato per i manager pubblici dalla spending review, infatti, attende un ultimo passaggio per diventare attuativo, ovvero l’emanazione del decreto ministeriale da parte del ministero dell’Economia. Ma sembra difficile che possa arrivare in questo scorcio di legislatura e con la nuova che incombe. Il decreto, previsto dal Salva-Italia, dovrebbe classificare per fasce, in base a indicatori dimensionali quantitativi e qualitativi, le Spa non quotate controllate dal Mef. A confermare la necessità di un ulteriore passaggio è il Consiglio di Stato, chiamato a esprimere un parere dal ministero dell’Economia, secondo una prassi non usuale. In base alle nuove regole, per ogni fascia viene determinato il compenso massimo al quale i consigli di amministrazione delle società devono fare riferimento, secondo criteri oggettivi e trasparenti, per la determinazione degli emolumenti da corrispondere. Comunque, per il tetto più alto il punto di riferimento è lo stipendio del primo presidente della Corte di Cassazione, retribuzione che, di recente, è stata ritoccata all’insù passando da 294 mila euro a 302.937. Secondo l’interpretazione resa dal Consiglio di Stato inoltre è da sottolineare che ai tetti si dovranno attenere i nuovi consigli di amministrazione (dal 7 agosto) delle società partecipate, da Cdp a Ferrovie, da Poste, a Rai a Consap, da Invitalia a Sace e Anas.

Fonte: La Stampa

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