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Statali, per il Tar del Lazio le analisi sono “malattia”

Per visite mediche, analisi, accertamenti diagnostici e cicli di terapie l’esercito dei travet non dovrà più «bruciare» i tre giorni di permesso retribuito l’anno o, peggio ancora, le ferie, perché le giornate spese per controllare il proprio stato di salute tornano ad essere considerate di malattia. Lo ha stabilito il Tar del Lazio con una sentenza che una circolare del Ministero della salute rende ora operativa per i propri dipendenti, ma che apre la strada a provvedimenti analoghi da parte delle altre amministrazioni pubbliche, scuola compresa, obbligate ad eseguire quanto disposto dai giudici. 

Che le assenze per malattia abbondino nel pubblico impiego lo dicono i numeri dell’Inps: oltre 30 milioni di giornate perse l’anno e quasi 5 milioni di certificati inviati in ufficio. In pratica ognuno dei tre milioni e trecentomila travet si ammala una volta e mezzo l’anno. Quasi il doppio rispetto al privato. E come ricordano gli stessi giudici nel dispositivo della sentenza n. 5714 del 2015, la norma da loro stessi annullata «è stata disposta perché si erano spesso riscontrate anomalie nel ricorso all’istituto della assenza per malattia da parte dei pubblici dipendenti in caso di visite specialistiche o di terapie di breve durata». Ma se qualcuno ci ha marciato il ministero della Funzione pubblica, secondo i giudici, ci sarebbe andato giù un po’ troppo duro con una circolare del 2014, che applicava un decreto del governo Letta, nel solco di quelli di Brunetta, affermando che «per l’effettuazione di visite, terapie, prestazioni specialistiche ed esami diagnostici il dipendente deve fruire dei permessi». Una «ingiustizia manifesta», secondo un ricordo di Flc- Cgil in quanto «i permessi hanno una finalità del tutto diversa da quella relativa alla cura dello stato di salute». 

I giudici hanno dato ragione al sindacato, ma resta da capire quando analisi, accertamenti e terapie siano assimilabili alla malattia e quando no. Sicuramente per il trattamento di patologie gravi, come tumori o diabete, perché rispetto a queste né Brunetta prima, né Letta poi, nel tentativo di dare una stretta all’assenteismo si sono mai sognati di costringere i lavoratori a chiedere un permesso. Il giorno di malattia scatta anche nelle circostanze ricordate dallo stesso Tar. Ossia «ogni qual volta il dipendente debba effettuare esami diagnostici, terapie, visite e il medico curante ritenga sussistente uno stato patologico o gli esami e le terapie abbiano carattere invalidante». Ma cosa succede se l’accertamento è richiesto per un sospetto di malattia, magari per escludere un tumore con una Tac? Qui, ammettono alla direzione del personale del Ministero della salute, la normativa non è chiara, «anche se nella pubblica amministrazione di prassi si segue un parere dell’Aran, l’agenzia per i contratti pubblici, che assimila anche questi casi alla malattia». Ma forse una nuova circolare della Funzione pubblica aiuterebbe a sciogliere i dubbi e a rendere più omogeneo il trattamento dei travet.

Fonte: La Stampa

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