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Statali, pensioni e bonus edilizia, risorse legate alla dote-flessibilità

Pubblico impiego, pensioni, “povertà”, bonus edilizia e decontribuzione. Sono i cinque capitoli della manovra che appaiono maggiormente condizionati dalle sorti del confronto tra il Governo e Bruxelles sugli ulteriori margini di flessibilità nel quadro di finanza pubblica da utilizzare per il 2016. Se la coperta sarà lunga, con altri 5-6 miliardi da aggiungere ai 6,4 miliardi già contabilizzati nel Def, grazie all’attivazione della clausola riforme, per disinnescare (insieme alla spending da 10 miliardi) le temute clausole di salvaguardia da oltre 16 miliardi, si potrebbe andare a un rinnovo dei contratti pubblici per circa 1,6 miliardi, a un piano di povertà da oltre 1 miliardo e a una decontribuzione per i nuovi assunti superiore agli 1,8 miliardi stanziati con la scorsa legge di Stabilità per il 2015. Ma se la dote aggiuntiva non supererà i 3-4 miliardi, scatterebbe automaticamente il ridimensionamento delle risorse da destinare ad alcune di queste voci. A cominciare dal contratto degli statali con un rinnovo che si potrebbe fermare a 900 milioni, alle pensioni, che sono destinate a confluire in un disegno di legge collegato, e al piano povertà.
Uno dei principali nodi da sciogliere resta quello della decontribuzione sui neo-assunti. Lo sgravio triennale, se venisse prorogato così com’è, costerebbe 5 miliardi per il 2016. Ma si sta pensando a ipotesi alternative anche se nel Governo, così come nella maggioranza, ci sono diverse scuole di pensiero. Al ministero dell’Economia si spinge per una decontribuzione selettiva dando priorità al Sud. In altre parole, si punterebbe a premiare l’occupazione aggiuntiva e la trasformazione dei contratti a termine in contratti a tempo indeterminato garantendone la strutturalità delle agevolazione solo per il Mezzogiorno, con una corsia preferenziale per donne, under 30 ed eventualmente over 55. Al tempo stesso si prevederebbe un decalage per le altre aree del Paese. Il costo dell’operazione oscillerebbe tra gli 1,8 e i 2,5 miliardi. A parlare di una proroga selettiva della decontribuzione dando priorità soprattutto al Sud è stato ripetutamente il viceministro dell’Economia, Enrico Morando.
Ma a Palazzo Chigi così come nel Pd c’è chi spinge per aprire la strada a un taglio dei contributi sociali per tutti di almeno 3 punti, se non di più. In questo caso il costo dell’intervento potrebbe salire fino a 5-6 miliardi ma sarebbe difficile da realizzare soprattutto nell’eventualità di un ok di Bruxelles solo a un ristretto margine di nuova flessibilità. La partita è comunque aperta ed è ancora tutta da giocare.
Altrettanto aperta è la partita sulla flessibilità in uscita per le pensioni. Anche in questo caso c’è chi nel Governo e nel Pd (soprattutto la minoranza) spinge per una revisione marcata della legge Fornero e chi invece, come ad esempio lo stesso Morando, per un intervento di portata limitata che sia quasi a costo zero per le casse dello Stato. In ogni caso l’impatto del restyling della Fornero, che partirà dalla proposta consegnata a Palazzo Chigi dal presidente Tito Boeri, non supererà il miliardo di euro. Ed è molto probabile che le misure non entrino nella manovra ma vengano inserite in un disegno di legge “collegato” ad hoc. A lasciarlo intendere è stato ieri anche il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti. La manovra garantirà sicuramente i 400-500 milioni necessari per rendere permanente la perequazione delle pensioni dopo la pronuncia della Consulta dei mesi scorsi.
Nel caso in cui i nuovi margini di flessibilità non superassero i 3-4 miliardi, anche la dote per i rinnovi contrattuali nel pubblico impiego potrebbe fermarsi a 900milioni-1 miliardo. La riapertura del negoziato è stata imposta dalla sentenza della Consulta ma il Governo potrebbe cercare di non allargare troppo i cordoni della borsa. Quasi certa è la proroga dei bonus edilizia (energetico e ristrutturazioni). Ma le modalità con cui queste misure saranno operative anche nel 2016 sono ancora da definire e, anche in questo, caso potrebbero risentire delle risorse effettivamente disponibili.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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