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Statali, nuova «valutazione» e incentivi selettivi

Un rafforzamento dei sistemi di valutazione del personale e incentivi di produttività maggiormente selettivi. Sono queste le carte che il ministro della Pubblica amministrazione, Filippo Patroni Griffi, sembra intenzionato a calare per provare a innalzare il livello di produttività degli statali. Due carte che dovrebbe essere discusse al tavolo della riforma del pubblico impiego su cui martedì 4 settembre riprenderà il confronto tra Governo e sindacati.
Nella strategia dell’esecutivo, dunque, non ci sono solo tagli agli organici e mobilità, come previsto dalla prima fase di spending review con probabile appendice nel secondo ciclo di revisione della spesa. La questione produttività è considerata centrale anche per il funzionamento della macchina burocratica. E l’Agenda per la crescita stilata il 24 agosto dal premier Mario Monti lo conferma in modo inequivocabile. Tra le «azioni in programma», oltre all’armonizzazione della riforma Fornero sul lavoro a quella del pubblico impiego, è indicato lo sviluppo di «sistemi di performance per gestire in modo efficiente le risorse assegnate, premiare il merito, orientare le priorità». Il solco è quello già tracciato dalla riforma Brunetta, ma con alcune correzioni e integrazioni di non poco conto. Soprattutto sul versante dei premi.
L’idea sarebbe quella di attribuire gli incentivi di produttività sulla base di criteri di selettività ed elasticità superando il sistema delle quote congegnato dall’ex ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, che prevedeva l’esclusione certa dai premi di una fetta di personale pari al 25 per cento. Per giungere a un efficace sistema selettivo, palazzo Vidoni considera fondamentale il nuovo sistema di valutazione delle prestazioni dei dipendenti pubblici anche in relazione agli obiettivi raggiunti nello svolgimento dell’attività quotidiana. Resta il problema degli indicatori ai quali affidarsi per confezionare parametri comuni utilizzabili da tutte le amministrazioni. Al ministero della Pa si sta pensando di fare leva sul nuovo sistema di misurazione dell’attività di uffici e strutture sul quale i tecnici stanno lavorando da diverse settimane.
Naturalmente a condizionare il confronto con i sindacati sarà anche la partita sui tagli e la mobilità. Entro il 31 ottobre dovrà essere pronto il decreto attuativo sulla definizione dei nuovi organici dei ministeri e dei grandi enti pubblici sulla base della stretta prevista dalla prima fase di spending review (-20% per i dirigenti e -10% per gli altri dipendenti). Gli esuberi, che arriveranno anche dal processo di riorganizzazione delle strutture burocratiche, sono stati stimati dal Governo in 14mila unità, di cui 11mila sul fronte ministeriali e dovrebbero essere gestiti per un piccola fetta con i prepensionamenti (grazie alle deroghe previste alla riforma Fornero) e per il resto con la mobilità. Questo processo, nonostante le rassicurazioni di Patroni Griffi, allarma i sindacati che hanno già proclamato uno sciopero (Cisl esclusa) per fine mese.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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