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Statali, mobilità e stop ai premi

Scivoli e mobilità obbligatoria per gestire gli 85 mila esuberi tra i dipendenti pubblici, stop a premi e indennità per i dirigenti. Carlo Cottarelli, il commissario alla spending review, ha presentato la sua relazione, con tagli per 5 miliardi di euro, ora le decisioni spettano alla politica. E mentre il governo è già al lavoro per gestire senza traumi gli inevitabili provvedimenti, arriva subito il no dei sindacati. I tempi sono stretti, il progetto verrà presentato ad aprile. Carretta e Conti alle pag. 2 e 3 ROMA Gli 85 mila esuberi tra i dipendenti pubblici sono una «prima stima da affinare». Carlo Cottarelli, commissario alla spending review, ha confermato le anticipazioni de Il Messaggero sulla riduzione di organico prevista nel piano presentato al governo. L’esecutivo è già al lavoro per gestire senza traumi l’uscita degli 85 mila dipendenti statali dai ranghi della pubblica amministrazione. Un piano al quale darà un contributo lo stesso Cottarelli, che dalla prossima settimana sarà trasferito dal Tesoro a Palazzo Chigi. Il progetto al quale si lavora, e che dovrebbe essere ufficialmente presentato ad aprile, sarebbe al momento basato su due strumenti: la mobilità obbligatoria e un sistema di scivoli e incentivi per lasciare il lavoro pubblico sulla falsa riga di quanto avviene nel settore privato. La mobilità obbligatoria è un meccanismo che già esiste, fu introdotto dal governo Monti ma non è mai stato attuato. Le amministrazioni che hanno personale in esubero dovrebbero proporre ai dipendenti in soprannumero il trasferimento ad altra amministrazione con carenze di organico. Nel caso di rifiuto o dove ciò non fosse possibile, scatterebbe la mobilità con una retribuzione pari all’80% dello stipendio per 24 mesi. Questo meccanismo di base dovrebbe essere semplificato e reso operativo. Alla mobilità obbligatoria sarebbe affiancato anche un incentivo a lasciare il lavoro per chi è vicino alla pensione. Come avviene anche nel settore privato l’ipotesi è di garantire uno scivolo in grado di coprire i contributi per non subire penalizzazioni sull’assegno previdenziale.

LE REAZIONI

Le 85 mila uscite dovrebbero avvenire in un arco temporale di 36 mesi. A partire dal terzo anno contando anche su una più sostenuta ripresa economica, l’intenzione sarebbe quella di sbloccare il turn over in modo da permettere alla pubblica amministrazione di ricominciare ad assumere e svecchiare il proprio personale. Queste sono le intenzioni, ma la strada del governo non sarà senza ostacoli. Un primo assaggio si è avuto già ieri. Dopo le prime indiscrezioni sugli esuberi i sindacati sono saliti sulle barricate. «Abbiamo già dato», ha detto la Fp-Cgil. «Così si fanno solo danni», ha fatto eco il segretario della Cisl Raffaele Bonanni che ha comunque mostrato segni di cauta apertura al piano del governo chiedendo di «partire da un assetto istituzionale e amministrativo nuovo». Più dura la Uil. «Ogni volta il pubblico impiego viene considerato il bancomat del governo in carica», ha sottolineato il segretario confederale Antonio Foccillo. Cottarelli dal canto suo ieri in Senato ha confermato i dati del suo lavoro. Nel 2014 con la spending review sono possibili, al massimo, 5 miliardi di risparmi, anche se quelli sicuri sono tre. Cottarelli ha voluto anche sottolineare come finito il suo lavoro «tecnico» le decisioni spettano alla politica. Il ministro del lavoro Giuliano Poletti, infine, ha confermato un’altra indicazione della spending, parlando di un «drastico taglio alle pensioni di invalidità».

Fonte: Il Messaggero

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