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Statali, ipotesi deroga per le pensioni

Una mini-deroga alla riforma Fornero, vincolata a penalizzazioni dei trattamenti pensionistici, per favorire l’uscita degli statali, a cominciare dai dirigenti, vicini alla soglia dei 60 anni di età. È una delle ultime opzioni allo studio dei tecnici del Governo per arricchire il pacchetto pubblico impiego che sarà inserito nel decreto sui tagli alla spesa. Il provvedimento dovrebbe essere varato lunedì pomeriggio dopo i due incontri mattutini già fissati con le parti sociali e le Regioni. Ma questa tabella di marcia ufficiosa è appesa agli esiti del vertice europeo. Il premier Monti ha già invitato i ministri, a partire da quelli di spesa, a tenersi pronti per un’eventuale riunione già domenica. Il Governo, in caso di necessità, è pronto a prendere subito eventuali contromisure. A cominciare da un’accelerazione del piano dei tagli che potrebbe anche essere irrobustito e salire a 8-10 miliardi anticipando anche la manutenzione dei conti pubblici in calendario per l’autunno (una sorta di manovrina). Tra i tecnici circolano anche voci di altri interventi di accompagnamento, una sorta di piano B sulla falsariga di quello proposto dall’ex premier Giuliano Amato, finalizzati a dare un segnale concreto ai mercati sulla capacità del nostro Paese di abbattere il debito pubblico, che però non trova conferme ufficiali nella compagine di governo. La “guardia”, dunque, è alta. Basti pensare che Palazzo Chigi ha inviato un’informativa sulla necessità di garantire i servizi essenziali (quindi personale al lavoro) della presidenza del Consiglio e dei ministeri anche oggi, giornata festiva nella capitale per la ricorrenza dei santi Pietro e Paolo. Al momento, comunque, l’obiettivo prioritario resta la definizione del piano di riduzione della spesa. Un piano che, alla fine, potrebbe essere meno agganciato alla spending review (per la quale si dovrebbe entrare nel vivo in autunno) e maggiormente improntato ai tagli lineari. Nelle scorse settimane Monti, anche in qualità di ministro dell’Economia, ha inviato una lettera a tutti i ministri per chiedere di inviare entro il 22 giugno al Tesoro le loro proposte di taglio accompagnate dalle relazioni illustrative. Sulla base di questi dossier, del pacchetto preparato dal commissario Enrico Bondi e del “menù” dei tecnici del Tesoro sta prendendo corpo il decreto. Anche ieri i tecnici si sono confrontati su varie misure. Due le ipotesi di intervento: un provvedimento light da 5-7 miliardi, modellato in gran parte sul piano Bondi; un intervento rafforzato da 8-10 miliardi. In entrambi i casi è previsto un pacchetto pubblico impiego. I buoni pasto saranno allineati a 7 euro per tutti i lavoratori, le consulenze saranno drasticamente ridotte così come le auto blu, sarà avviata una stretta sul personale dirigenziale comandato e saranno ridotte le piante organiche: 20% per i dirigenti (in primis quelli generali) e 5-10% per gli altri statali. Per gli esuberi che non saranno ricollocati (circa 10mila nelle amministrazioni centrali) scatterà la mobilità per due anni (80% dello stipendio), eventualmente prorogabile a quattro. Uscita garantita a chi avrà maturato la pensione con i vecchi requisiti entro il 31 dicembre scorso. Ma per favorire gli esodi (e anche il ricambio generazionale) si stanno valutando varie ipotesi alternative, tra cui quella di una mini-deroga alla riforma Fornero (pensionamento con le vecchie regole anche per chi ha maturato i requisiti nei primi mesi di quest’anno) accompagnata da alcune penalizzazioni. Qualche novità potrebbe esserci anche sul versante della riduzione delle Province: tra le ultime ipotesi c’è quella di far sopravvivere al taglio non più 42 enti ma una sessantina convincendo le Ragioni a statuto speciale e inserendo le 10 città metropolitane.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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