Questo articolo è stato letto 1 volte

Staffetta graduale negli uffici

La “staffetta generazionale” nel settore pubblico avverrà per piccoli passi una volta superati i paletti attuativi previsti nel Dl 90/2014; almeno cinque per questo solo capitolo. Uno slalom non facile. E che verrà affiancato dall’ambizioso piano di rilancio della mobilità obbligatoria e volontaria, per sostenere il quale il Governo ha attivato al ministero dell’Economia un fondo di 15 milioni per il secondo semestre dell’anno e di 30 milioni a regime dal 2015. Le risorse verranno spese, in fase di primissima applicazione, per accompagnare in porto una mobilità per circa 7mila addetti delle amministrazioni provinciali agli uffici giudiziari, ove sono attesi per coprire un fabbisogno denunciato quasi due anni fa. Per il resto, stando a una prima lettura del testo finalmente pubblicato in Gazzetta Ufficiale, potrebbero invece essere utilizzate per sostenere le eventuali “indennità di prima sistemazione” assegnate alle amministrazioni riceventi i dipendenti trasferiti per i passaggi diretti da un’amministrazione a un’altra oltre il limite geografico dei 50 chilometri, sotto i quali l’unità produttiva resta invece la medesima. L’operazione mobilità, che in via sperimentale potrà avvenire anche senza l’assenso delle amministrazioni centrali e gli enti pubblici non economici che perdono addetti trasferiti, resta per ora quella con più potenziale da esprimere, viste le bassissime percentuali di trasferimenti finora sperimentati nella Pa. Soprattutto se, in attesa della definizione dei nuovi fabbisogni standard di personale nelle amministrazioni, camminerà anche nelle Regioni e negli enti locali in attuazione di quel “patto inter-istituzionale” che ha accompagnato il varo del decreto. Ma non mancano le complicazioni. Come quella che prevede, per far procedere il meccanismo, che le amministrazioni interessate alla mobilità dovranno pubblicare dei bandi con i posti che intendono ricoprire mediante il ricorso al passaggio diretto. Il che sembrerebbe implicare una previsione di nuove disponibilità di personale legato a riorganizzazioni o chiusura di uffici di altre amministrazioni. Si diceva dello sblocco graduale della “staffetta generazionale”. La cautela è d’obbligo, per tante ragioni. La prima delle quali è la possibilità che in sede di conversione in legge al testo vengano aggiunti nuovi termini per spostare nel tempo l’abolizione dei trattenimenti in servizio: dopo quelli per magistrati e militari (fine 2015). Chi esclude, per esempio, che non slitti la tagliola del 31 ottobre prossimo anche per gli oltre 1.200 docenti universitari attualmente in proroga? E poi, al di là delle considerazioni che si possono fare sugli uffici apicali retti da ultrasettantenni, stiamo parlando di un istituto che non supera i 2mila casi l’anno in tutta la Pa. Per incontrare numeri più ampi per le potenziali nuove assunzioni bisogna allora arrivare alla cosiddetta “semplificazione del turn over” che, da qui allo sblocco totale del 2018, sarà calcolato solo sulla spesa e non più sul numero di addetti. Sul meccanismo, che non comporterebbe maggiori oneri, la relazione tecnica che accompagna il decreto non offre tuttavia quantificazioni sui maggiori reclutamenti possibili che, almeno sulla carta, potrebbero arrivare soprattutto negli enti locali soggetti al patto di stabilità interno (Psi), per i quali scatta la facoltà di incrementare la spesa di personale «nell’ambito dei nuovi limiti, da compensarsi con corrispondente riduzione di altre voci di bilancio delle amministrazioni territoriali interessate» e nel rispetto del Psi. Si vedrà. Dalla relazione tecnica non giunge nessuna conferma, inoltre, sulla stima di 60mila posti che potrebbero liberarsi nel prossimo triennio grazie alla norma (comma 5 dell’articolo 1) che consente alle amministrazioni di mettere in pensione i dipendenti che hanno raggiunto la contribuzione (il dato è stato indicato dal ministro Marianna Madia) che, nell’intervista al Sole 24Ore del 15 giugno aveva osservato: «Magari molti andranno in pensione comunque, ma si tratta di uno spazio assunzionale in più rispetto alla cancellazione del trattenimento in servizio». Le altre misure per il ricambio generazionale nella Pa fanno per il momento da contorno: come il divieto, ora esteso anche ai privati, di incarichi dirigenziali o di consulenze nella Pa ai soggetti in pensione (ma continuano a valere le cariche gratuite). O la possibilità di ricorrere alla chiamata diretta fino al 30% dei dirigenti in Regioni e enti locali. Una boccata d’ossigeno arriva infine con la riduzione della durata dei corsi di formazione specialistica per i medici. Secondo la relazione tecnica il fabbisogno annuo di specializzandi é di 8.500 unità. Con le risorse attuali si arrivava, per il prossimo anno accademico, a circa 3.300 borse, meno della metà del fabbisogno. Grazie all’articolo 15 del dl 90 e le risorse aggiuntive messe in campo si salirà a cinquemila unità.

Le misure

MOBILITÀ FINO 50 KM 1 Quindici milioni quest’anno e 30 a partire dal 2015 per sostenere il nuovo programma di mobilità volontaria e obbligatoria tra le amministrazioni. Si parte con un sostegno ai passaggi diretti di dipendenti delle Province agli uffici giudiziari

TURN-OVER SEMPLIFICATO 2 I limiti alle assunzioni che restano, da qui al 2018, saranno calcolati solo sulla spesa per il personale e non più sul numero di addetti. Si aprono così nuovi spazi di programmazione per nuovi reclutamenti

PENSIONAMENTI AUTOMATICI 3 Sarebbero circa 60mila i posti che si libereranno nel prossimo triennio con il pensionamento automatico da parte delle amministrazioni dei dipendenti che hanno raggiunto la contribuzione piena

ATTENTI A… Sullo sblocco graduale della «staffetta generazionale» la cautela è d’obbligo, per tante ragioni. La prima delle quali è la possibilità che in sede di conversione al testo vengano aggiunti termini per spostare nel tempo l’abolizione dei trattenimenti in servizio: dopo quelli per magistrati e militari (fine 2015). Chi esclude, per esempio, che non slitti la tagliola del 31 ottobre prossimo anche per gli oltre 1.200 docenti universitari in proroga?

Fonte: Il Sole 24 Ore

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>