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Stabilizzati i precari della Pa

Ok dal consiglio dei ministri al doppio intervento, decreto legge e disegno di legge, sulla pubblica amministrazione.
Al via, dunque, la stabilizzazione dei precari attraverso la quota del 50% riservata nei prossimi concorsi.
Il premier Enrico Letta: «Basta scorciatoie, una soluzione strutturale al precariato».
E con i nuovi tagli su consulenze e auto blu arriva anche la semplificazione del Sistri, sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti.
Un percorso in tre mosse, con un monitoraggio, selezioni ad hoc fino al 31 dicembre 2015, e possibilità di bandire selezioni riservando una quota del 50% ai precari che, secondo l’ultima fotografia dell’Aran, nel 2011 hanno superato le 155mila unità (su un totale di oltre tre milioni di dipendenti pubblici a tempo indeterminato).
Oltre 86mila, 86.122 persone per l’esattezza, sono lavoratori con contratti a tempo determinato; i collaboratori coordinati e continuativi sono 42.409 unità; 17.998 gli addetti ai lavori socialmente utili (Lsu); 9.346 gli interinali, fino ad arrivare agli appena 345 lavoratori con contratti di formazione e lavoro.
«I precari nella Pa sono quasi sempre giovani, salvo il caso del settore della ricerca; sono più presenti nelle Regioni e negli enti locali, ma negli ultimi cinque e sei anni c’è stata una loro sensibile riduzione», sottolinea il presidente dell’Aran, Sergio Gasparrini.
In ogni caso il precariato pubblico è differente da quello privato: «Nella Pa è una sorta di anticamera per la stabilizzazione – spiega Gasparrini – mentre nel privato chi viene assunto con contratto flessibile è ben consapevole delle difficoltà di essere poi stabilizzato».
Ovviamente, non tutti gli oltre 155mila precari pubblici (censiti attraverso l’ultimo conto annuale dello Stato) potranno aspirare a partecipare alle selezioni riservate previste dal pacchetto sul pubblico impiego del ministro Gianpiero D’Alia.
È stabilito, in partenza, un monitoraggio preventivo da parte della Funzione pubblica; e poi ci sono requisiti specifici.
Per esempio, per accedere ai concorsi riservati (fino al 31 dicembre 2015) bisognerà essere titolari di contratto a tempo determinato e aver maturato, negli ultimi cinque anni, almeno tre anni di servizio, con esclusione, in ogni caso, dei servizi prestati presso uffici di diretta collaborazione degli organi politici.
Su pressing del Pdl, contrario a una stabilizzazione generalizzata dei precari, è previsto che il dipartimento della Funzione pubblica avvii un apposito monitoraggio telematico.
Non solo dei precari, ma anche dei vincitori e degli idonei collocati in graduatorie concorsuali vigenti per assunzioni a tempo determinato (le nuove norme prorogano fino al 31 dicembre 2015 l’efficacia delle vigenti graduatorie dei concorsi pubblici per assuzioni a tempo indeterminato).
Le pubbliche amministrazioni, che intendono avvalersi delle selezioni riservate, sono obbligate a fornire a palazzo Vidoni tutte le informazioni richieste.
Si prevede poi, fino al 31 dicembre 2015, la possibilità di bandire, nel rispetto dei vincoli finanziari e normativi vigenti, procedure concorsuali, per titoli ed esami, per assunzioni a tempo indeterminato di personale non dirigenziale riservate al 50% ai precari con contratto a tempo determinato in possesso, come detto, di tre anni di servizio negli ultimi cinque.
Per i lavoratori socialmente utili è poi previsto che ciascuna Regione predisponga un elenco secondo criteri di priorità volti a favorire l’anzianità anagrafica.
Fino al 31 dicembre 2015 gli enti territoriali che hanno vuoti di organico possono stabilizzarli, anche con contratti a tempo parziale.
A regime, poi, si prevede la possibilità di bandire selezioni pubbliche con riserva del 50% dei posti per i precari (sempre con tre anni di servizio negli ultimi cinque).
Il piano del Governo sul lavoro flessibile è «positivo.
Ma insufficiente considerato l’alto numero di precari», sottolinea il responsabile settori pubblici della Cgil, Michele Gentile.
Che aggiunge: «Vanno poi modificate alcune criticità, come quella che vieta alle Province, nelle more del loro superamento, di procedere ad assunzioni».

Fonte: Il Sole 24 Ore

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