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Spending, salgono a 5-7 miliardi entro il 2014 i risparmi Consip

Arrivare a presidiare non meno di 35 miliardi di spesa per beni e servizi quest’anno per poi salire a quota 40 miliardi entro il 2014.
Con la possibilità di far lievitare da 4,5 a 5-7 miliardi l’anno l’asticella dei risparmi per gli acquisti di forniture della pubblica amministrazione.
Alla Consip nessuno lo dice ufficialmente, ma quelli da realizzare nel prossimo biennio sono risultati, se non proprio quasi acquisiti, assolutamente a portata di mano.
Anche perché proprio alla fine di quest’anno potranno essere realmente visibili gli effetti dei nuovi strumenti messi a disposizione della società controllata dal Tesoro dall’operazione spending review varata dal governo lo scorso anno.
Chiare avvisaglie delle ricadute della cura anti-sprechi sono già riscontrabili in alcuni dati e in diverse stime di preconsuntivo del 2012 (il consuntivo vero e proprio non è ancora pronto).
Anzitutto la spesa per forniture «presidiata» (quella su cui sono stati attivati dispositivi di acquisto targati Consip) è salita a 30,1 miliardi contro i 28,8 del 2011, con un’incidenza del 33% sul flusso di uscite per consumi intermedi (91,5 miliardi nel 2011 che salgono a 136,1 considerando tutte le uscite per beni e servizi).
Ma un altro dato è significativo: nel 2012, a consuntivo, il rapporto tra il «valore degli acquisti» e la «spesa presidiata» dovrebbe oscillare tra l’11 e il 12%.
E il valore creato da Consip, ovvero i risparmi realizzati utilizzando gli strumenti della società (convenzioni, mercato elettronico, gare e via dicendo), dovrebbe toccare quota 4,5 miliardi.
Numeri che già sono indicativi del maggior ricorso da parte delle strutture statali alla “piattaforma Consip”, nonostante le nuove misure sulla “spending” siano operative soltanto da agosto.
La strategia messa in campo per conseguire risultati immediati la sintetizza in quattro azioni l’amministratore delegato della società di via Isonzo, Domenico Casalino: «Negli ultimi mesi dell’anno abbiamo prorogato e migliorato le concessioni già aperte, raddoppiato i massimali e rinegoziato molti contratti».
Mosse che hanno prodotto un aumento del valore degli ordini nel quarto trimestre, che sono stati pari al 41% del totale 2012 per le convenzioni e al 50% per il mercato elettronico, il “catalogo centralizzato” per gli acquisti sotto la “soglia comunitaria”, ovvero 130mila euro per la Pa centrale e 200mila per le amministrazioni territoriali.
L’effettiva potenzialità degli interventi varati dal governo lo scorso anno sarà misurabile nel corso del 2013.
Ma, al di là di quelli che saranno i risultati, ci sono ancora margini per fare di più.
Non a caso sui 136,1 miliardi di uscite complessive per consumi intermedi registrati nel 2011 ben 52,6 miliardi erano considerati, almeno in parte, spesa esplorabile (dalle uscite per la difesa a quelle per manutenzioni e facchinaggi) e altri 38,9 miliardi spesa effettivamente presidiabile in tempi relativamente rapidi.
Casalino indica alcuni settori dove il maggiore ricorso agli strumenti Consip potrebbe produrre effetti positivi: «Telefonia, fissa e mobile, energia elettrica e carburanti, tutte le forniture per il facility management».
E fa un esempio concreto, quello dei buoni pasto per i dipendenti pubblici, il cui valore è stato armonizzato proprio dal decreto spending: «Presidiamo praticamente l’intero mercato, che vale circa 1 miliardo l’anno, garantendo una trasparenza e un controllo molto elevato per quasi ogni tipo di amministrazione».
Non bisogna poi trascurare la sfida della nuova Agenzia digitale che vede fortemente impegnata la società del Tesoro.
E anche il supporto che Consip sta fornendo agli organi di controllo, come ad esempio la Guardia di finanza per non parlare della Ragioneria generale dello Stato, per consentire l’affinamento di nuovi strumenti di verifica nell’ambito dell’attività di individuazione di sprechi e inefficienze.
Detti i risultati conseguiti e il potenziale che essi esprimono bisogna però che le amministrazioni, una volta adottati gli strumenti Consip, mantengano poi un alto il livello del controllo.
Senza una seria programmazione delle spese restano i rischi di tornare ai vecchi vizi degli acquisti a fine anno, ovvero la logica della spesa storica al posto dei budget a base zero, e poi bisogna andare avanti con l’aggregazione dei centri di acquisto: «Abbiamo ancora nelle nostre amministrazioni oltre 80mila buyers di beni e servizi – spiega Casalino – 25mila stazioni appaltanti, 18 centrali di committenza, un arcipelago che rende difficile un’analisi corretta della spesa».
E senza una approfondita e costante spending analysis, come hanno dimostrato le migliori esperienze internazionali, è difficile ottenere risultati importanti anche dopo diversi cicli pluriennali di spending review.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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