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Soppresso l’Inpdap debutta il super Inps

Inpdap ed Enpals, gli ultimi due enti che erano sopravvissuti alla razionalizzazione dell’anno scorso, sono soppressi e le loro funzioni sono trasferite all’Inps. La manovra varata ieri dal Governo Monti chiude così, con poche righe inserite in un decreto legge, una partita iniziata nel lontano 2007, con la miniriforma delle pensioni di Prodi e Damiano e che avrebbe dovuto garantire risparmi strutturali per 3,5 miliardi con l’accorpamento di diversi enti minori. Un piano che ha vissuto momenti alterni, sempre osteggiato da diversi ambienti sindacali e che si è trascinato tra improbabili piani industriali e progetti di sinergia dei principali servizi comuni fino a quando, lo scorso anno, con un altro decreto, si decise la fusione di Ipost in Inps e di Ipsema e Ispesl in Inail. Ora il colpo di spugna arriva sull’ultimo colosso della previdenza nazionale, l’Inpdap, il cui bilancio 2011, stando ai preventivi resi noti in primavera, è proiettato su un disavanzo ancora in crescita, verso quota 10,4 miliardi che l’istituto avrebbe dovuto coprire con 8,4 miliardi di anticipazione dal bilancio dello Stato e altri 2 miliardi con avanzi di gestione. Nel 2009 l’anticipo era stato per 6,2 miliardi e nel 2008 di 5,6. Lo squilibrio dei conti Inpdap parte da lontano ed ha una ragione piuttosto semplice: il blocco del turnover nella Pubblica amministrazione. Una stretta sulle nuove assunzioni e una pressione su pensionamenti (forzosi per chi ha 40 anni di contributi) che ha messo l’istituto su un piano inclinato. È un fatto che se nel 2007 il rapporto tra lavoratori e pensionati era di 1,53, nel 2012 scenderà a 1,10. Quando un anno fa il Governo decise di battere un nuovo colpo sul piano di razionalizzazione degli enti previdenziali l’Inpdap fu protagonista attivo e incorporò l’Enam. E prima ancora, all’inizio del 2010, all’istituto guidato da Paolo Crescimbeni vennero trasferite le gestioni previdenziali di tutto il personale militare. L’operazione interessò oltre 350mila persone già iscritte negli elenchi contribuenti dell’Istituto e che facevano parte delle forze di polizia ad ordinamento militare (Guardia di Finanza e Carabinieri) e delle forze armate (Esercito, Marina e Aeronautica). Con quell’operazione l’Inpdap, oltre alla liquidazione di 15mila nuove pensioni l’anno, si sarebbe trovata a gestire tutte le altre prestazioni collegate, dal calcolo degli assegni e ai riscatti, necessari per consentire l’aggiornamento delle posizioni assicurative. Furono due buon passi avanti nella direzione, auspicata da molti, di rafforzamento dell’Istituto in quello che sarebbe potuto diventare il terzo polo previdenziale, quello dedicato a tutto il mondo del pubblico impiego, al quale si sarebbero dovuti associare, secondo un progetto proposto dallo stesso Crescimbeni, anche i dipendenti di tante società che erogano servizi pubblici e ora iscritti nelle gestioni Inps. Quel piano, tuttavia, non ebbe alcun seguito, mentre si rafforzarono, con le fusione, i due poli raccolti attorno a Inps e Inail. Con il decreto di ieri Inps diventa davvero SuperInps, un colosso che aggiunge ai suoi 25.500 addetti attuali altri 7mila dipendenti in arrivo da Inpdap e circa 350 da Enpals, il piccolo istituto di previdenza dei lavoratori dello spettacolo. Soprattutto, arrivano in Inps, circa 2,6 milioni di pensionati iscritti all’Inpdap e altri 3,5 milioni di lavoratori, vale a dire tutto il mondo del pubblico impiego; mentre dall’Enpals arrivano circa 300mila iscritti attivi e 60mila pensionati. Come era avvenuto con la soppressione di Ipost il decreto assicura il destino dei due direttori generali degli istituti. Si dovrà dunque gestire il trasferimento degli altri incarichi dirigenziali mentre sul fronte delle tecnologie si dovrà gestire il complesso piano di integrazione dei sistemi. I passaggi di consegne, e le chiusure dei bilanci, saranno accompagnati da decreti dei ministri del Lavoro e della Pubblica amministrazione e la semplificazione.

Fonte: IL SOLE 24ORE

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