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Salva-stipendi per le città

Il «salva-Roma» quater, che in realtà è ancora una volta un «salva-città», prende la forma di circolare. L’obiettivo principale è evitare il blocco della Capitale proprio nei giorni delle elezioni con il pagamento “normale” degli stipendi di maggio, ma alla partita degli integrativi giudicati fuori regola sono interessati parecchi capoluoghi: le contestazioni della Ragioneria generale – con i conseguenti rilievi di danno erariale e il rischio-recuperi a carico dei dipendenti che hanno percepito quote di stipendio illegittime – sono arrivate già a Vicenza, Firenze, Siena, Reggio Calabria e in altri Comuni. E le situazioni a rischio sono ancora di più. A Milano, per esempio, si discute del rinnovo di alcuni integrativi anche perché non sarebbero mai stati adeguati alla riforma Brunetta, il che rappresenta esattamente uno dei problemi di Roma.

Il testo, che traduce in pratica l’opzione anticipata sul Sole 24 Ore di sabato, porta i timbri di tre ministeri: l’Economia, gli Affari regionali e il dipartimento della Funzione pubblica, che hanno lavorato, con la regia del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Graziano Delrio. La circolare, in pratica, concede una sorta di moratoria sugli stipendi attuali (in modo da far partire i pagamenti ed evitare gli scioperi come quello già proclamato per lunedì prossimo dai 24mila dipendenti del Campidoglio), motivandola con «la particolare complessità» delle regole, e chiede di mettere in piedi a stretto giro un comitato ristretto per riscrivere le «norme» e le «direttive» (all’Aran) sui contratti integrativi negli enti locali.

La moratoria, almeno nelle intenzioni, non si traduce in un via libera generalizzato: la circolare, nell’attesa delle nuove regole consentirebbe il pagamento degli integrativi che servono «ad assicurare lo svolgimento dei servizi necessari e indispensabili». Calata nella realtà, questa clausola fatica a trovare confini certi, perché a Roma, per esempio, la battaglia annunciata dai sindacati sembrerebbe destinata a scoppiare in ogni caso di riduzioni, anche selettive, delle buste paga. Sempre nelle intenzioni ufficiali, l’intervento non sarebbe assimilabile a una sanatoria, perché l’erogazione degli stipendi chiamata a salvare i servizi indispensabili avverrebbe «salvo recupero» successivo.

Difficile, del resto, fare di più con una circolare, dal momento la Ragioneria generale, nei Comuni che ha messo sotto esame, ha contestato maxi-danni. E ha individuato indennità mai previste dai contratti nazionali, come quella per i vigili urbani che lavorano in strada, oppure meccanismi difficili da difendere perché erogati a pioggia, senza che nemmeno la presenza di provvedimenti disciplinari basti ad escludere dai “premi”. Dall’altro lato, ci sono i forti rischi di tenuta di uno stop che taglierebbe anche 2-300 euro a stipendi da 1.500 euro al mese, imponendo inoltre recuperi a rate che possono durare anni.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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