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Riorganizzare l’amministrazione

Le condizioni di lavoro di tanti, troppi dipendenti pubblici hanno raggiunto il limite della sopportabilità.
C’è bisogno di interventi rapidi, attraverso strumenti efficaci e condivisi, perché c’è una battaglia da fare per cambiare il lavoro pubblico nel segno della professionalità e della qualità dei servizi.
Siamo consapevoli della situazione economica e finanziaria del Paese; ma siamo consapevoli anche delle esigenze economiche e professionali dei lavoratori.
E questo è il momento di imprimere una svolta al cambiamento.
A partire dalle elezioni per il rinnovo delle Rsu.Risultati concreti, non parole.
I risultati concreti sono da sempre il nostro obiettivo.
E negli ultimi durissimi anni come Cisl Fp non ci siamo tirati indietro.
Abbiamo rinnovato i contratti 2008/2009; abbiamo recuperato i tagli ai fondi di produttività e leggi speciali disposti dal decreto 112/2008; abbiamo impedito il taglio degli stipendi pubblici dirottando le cesoie del risanamento su consulenze, alti dirigenti e costi della politica; abbiamo impedito l’applicazione delle «fasce» della riforma Brunetta al salario accessorio, il differimento delle tredicesime, l’esclusione ai fini pensionistici del servizio militare e del riscatto della laurea, il taglio dei buoni pasto, e fatto partire i fondi di settore Sirio e Perseo per la previdenza integrativa.
E abbiamo ottenuto la norma sui piani di razionalizzazione, su cui possiamo far leva per impostare un percorso di riorganizzazione della p.a. che tenga insieme risanamento della spesa e miglioramenti economici e professionali per i lavoratori pubblici.
Via il blocco dei contratti.
Il potere d’acquisto dei salari nel pubblico impiego è gravemente danneggiato dal blocco dei contratti.
I recenti dati Istat confermano quello che da tempo denunciamo e che i lavoratori ben conoscono: uno scollamento drammatico tra retribuzioni e inflazione.
Ma ci dicono anche che la contrattazione collettiva è l’unico strumento per recuperare l’inflazione.
Non è un caso che l’altro picco negativo, il 1995, coincida con l’anno conclusivo di un’altra fase di blocco.
Ed è ancora la contrattazione, nazionale e decentrata, lo strumento in grado di garantire un processo vero di riforma delle p.a. Alla legge si può chiedere di definire pochi e mirati interventi per facilitare il percorso, ma la vera leva è quella che si costruisce ai tavoli di confronto, ente per ente.
Riorganizzazione e trasparenza per una p.a. al servizio del cittadino.
Ecco perché servono idee concrete.
Inutile illudersi con facili promesse o con improbabili «indietro tutta»: lavoratori e rappresentanti hanno un grande ruolo da giocare, ma serve coraggio e lungimiranza.
Bisogna pretendere che le riforme si facciano fino in fondo, e insieme ai lavoratori.
Che, cioè, efficienza e trasparenza diventino, insieme alla giusta remunerazione del lavoro, un paradigma etico per il sistema dei servizi pubblici, a cominciare dai suoi vertici; e che chi lavora abbia voce in tutte le scelte di organizzazione e di gestione da cui efficienza, produttività e risultati di un ente pubblico dipendono.
Riqualificare la spesa, valorizzare i lavoratori.
I lavoratori pubblici hanno contribuito finora allo sforzo di risanamento, ma pretendono che la riqualificazione della spesa pubblica sia fatta seriamente, non con i tagli lineari, e che il loro contributo alla creazione di risparmio sia riconosciuto e premiato.
Contrattazione, spending review, investimento nelle professioni.
Recupero del potere d’acquisto, nuova stagione di contrattazione e partecipazione, rilancio delle professioni sono le priorità che come Cisl Fp abbiamo indicato per il pubblico impiego.
Priorità da rendere possibili attraverso la riorganizzazione degli enti e la revisione della spesa.
Occorre infatti cambiare il modo di organizzare il lavoro e i servizi pubblici, per far spendere meno i cittadini e per trovare i soldi per rinnovare i contratti di lavoro e sostenere i bilanci delle famiglie.
Per questo la spending review dovrà funzionare da criterio per una revisione complessiva della spesa pubblica che elimini sprechi, diseconomie e mala gestione, mentre nel contempo l’avvio dei piani di razionalizzazione ente per ente deve consentire di mettere mano a una riorganizzazione profonda dei servizi e del lavoro.
Questo, insieme allo snellimento della macchina pubblica e a un recupero dell’evasione fiscale sempre più efficace, dovrà generare le risorse per rinnovare i contratti nazionali e integrativi del pubblico impiego senza chiedere soldi ai contribuenti.
Detassando il salario accessorio come è stato fatto per il privato.È questa la sfida che abbiamo di fronte e su questo pretenderemo, attraverso i rappresentanti Cisl eletti in ogni amministrazione, risposte concrete.
E tempestive.

Fonte: Italia Oggi

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