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Riforma Pa, prove d’intesa tra governo e autonomie

Prove di intesa tra Governo e autonomie sulla riforma della pubblica amministrazione. Il documento congiunto per la realizzazione di quell’«Italia semplice» a cui puntano il premier Matteo Renzi e il ministro Marianna Madia si avvicina a piccoli passi al traguardo. Pur essendo d’accordo sui pilastri del riordino (mobilità, staffetta generazionale, ruolo unico della dirigenza, digitalizzazione, semplificazioni, open data) le parti sono ancora distanti sulle sue premesse. In particolare sulla necessità di scrivere insieme le norme che impatteranno sugli enti periferici e sull’esigenza di indennizzarli (in denaro o con esoneri dal patto di stabilità si vedrà) dagli eventuali costi occulti. Mentre sul primo appunto non dovrebbero esserci problemi, sul secondo qualche dubbio c’è. Anche perché – è la tesi di Palazzo Vidoni – il riassetto dovrebbe produrre risparmi e non ulteriori spese. Una volta sciolti questi nodi si arriverà a una versione definitiva del testo che verrà condiviso in un’altra riunione (probabilmente giovedì prossimo) e inviato poi ai sindacati. Ferma restando l’intenzione di varare le nuove norme nel Consiglio dei ministri del 13 giugno.

Sarebbe questo lo scenario emerso ieri nel corso del tavolo tecnico alla Stamperia tra il sottosegretario Angelo Rughetti e i rappresentanti di Regioni, Anci e Upi. In quella sede le autonomie hanno suggerito alcune modifiche al documento che «Il Sole-24 ore» ha anticipato ieri. Emendamenti che il governo sarebbe pronto ad accettare. Nel condividere praticamente in toto il primo capitolo (riorganizzazione della Pa centrali e locali sul territorio) le proposte di cambiamento si sono focalizzate sugli altri quattro. In primis la valorizzazione del capitale umano. Che deve passare sì da mobilità, staffetta generazionale e mercato organico della dirigenza – hanno sottolineato le autonomie – purché si fissino pochi parametri e limiti alla spesa per il personale da declinare poi nei singoli enti e nelle loro partecipate.

Anche sulle semplificazioni i suggerimenti sono stati più d’uno: costruire «uffici comuni per Italia semplice» per le procedure più complesse così da assicurare tempi certi; evitare la sovrapposizione nei controlli interni ed esterni sull’azione amministrativa; optare per la conferenza dei servizi in modalità «telematica e asincrona».

Quanto agli ultimi due capitoli (digitalizzazione e open data) i consigli sono stati soprattutto due. Da un lato, prevedere risorse aggiuntive per attuarla. Dall’altro, focalizzarsi sui benefici per i cittadini piuttosto che per gli uffici pubblici. A proposito di digitalizzazione il sottosegretario Rughetti, in una lettera inviata al Forum Pa, ha ricordato gli obiettivi da raggiungere: «La diffusione della banda ultra larga su tutto il territorio nazionale, la diffusione della identità digitale (Pin unico), l’implementazione dell’Anagrafe nazionale popolazione residente, la predisposizione di un sistema unico dei pagamenti on line, la standardizzazione dei data base e razionalizzazione dei sistemi operativi, l’organizzazione di un sistema di sicurezza che garantisca la privacy per ogni cittadino. Il tutto – ha assicurato – entro i prossimi due anni».

Prima del consiglio dei ministri del 13 giugno, Madia ha annunciato che incontrerà i sindacati che dopo la tornata di assemblee di venerdì scorso e il lancio del sito web unitario (www.cgilcisluilfp.it) con le risposte ai 44 punti proposti dal governo, stanno preparando una proposta organica di riforma da presentare al tavolo. Il piano del governo contiene anche la modifica dell’istituto della mobilità volontaria e obbligatoria, e il taglio del 50% del monte ore dei permessi sindacali. «Non c’è alcun no pregiudiziale da parte nostra – afferma Giovani Faverin (Cisl-Fp) – siamo pronti al confronto con le nostre proposte e sarà poi il governo a decidere.

Accettiamo la sfida anche sui permessi sindacali, ragionando su numeri e criteri. La riforma riguarda materie complesse e va attuata in un arco temporale pluriennale». I sindacati hanno aggiunto un 45esimo punto, per sollecitare il rinnovo del contratto nazionale fermo da 5 anni, insieme al rilancio della contrattazione integrativa. Su questa richiesta il ministro Madia, pur ricordando le difficoltà nel reperimento delle risorse, si è detta convinta che dall’efficientamento della Pa potranno arrivare risparmi da destinare ai contratti.

I rilievi di Regioni ed enti locali

RIDUZIONE STRUTTURE
Totalmente condiviso il principio che il riassetto degli uffici territoriali riguardi sia il centro (prefetture, motorizzazioni, agenzie) che la periferia (municipalizzate, enti regionali, uffici provinciali)

PERSONALE PUBBLICO
Bene mobilità, staffetta generazionale e riordino della dirigenza ma servono pochi parametri e limiti alla spesa per il personale così da poterli declinare sui singoli enti e sulle loro partecipate

SEMPLIFICAZIONI
Viene avanzata la proposta di «uffici comuni per Italia semplice» per le procedure complesse in materia di sviluppo o persona e conferenze dei servizi in modalità «telematica e asincrona»

DIGITALIZZAZIONE
Nel dirsi d’accordo sull’esigenza di attuare l’agenda digitale nei prossimi due anni le autonomie chiedono però più risorse per riuscire a raggiungere questo obiettivo

OPEN DATA
Nell’opera di trasparenza e apertura delle informazioni bisogna concentrarsi soprattutto sui vantaggi che ne deriveranno per i cittadini piuttosto che su quelli per le Pa

COSTI DELLA RIFORMA
Oltre alla condivisione delle norme che riguarderanno gli uffici periferici viene chiesto un indennizzo (in risorse o sconti sul patto) per gli eventuali costi della riforma

Fonte: Il Sole 24 Ore

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