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Riforma del lavoro: norme anche per gli statali?

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La riforma del lavoro sembrava riguardare anche i dipendenti pubblici, quando il Dipartimento della funzione pubblica con una nota faceva sapere che le nuove norme sui licenziamenti si potevano applicare anche agli statali poiché anche a loro si applica lo Statuto dei lavoratori. In tal caso, anche per gli statali il reintegro in caso di licenziamento ingiustificato sarebbe assicurato solo in caso di licenziamento discriminatorio.

Si scatena la polemica: per Susanna Camusso (CGIL)i “licenziamenti nel pubblico, non può essere”; per Luigi Angeletti (UIL): “la legge 300 si applica al lavoro privato. Quindi l’articolo 18 in essa contenuto non si applica e non si è mai applicato al settore pubblico. Quindi, le modifiche apportate non si applicano. Se il governo ha pensato di cambiare io non ne so nulla e, comunque, non ci è stato comunicato nulla né in forma orale, né scritta. Nella pubblica amministrazione tutto viene regolato per legge: salari, regolamenti, disciplina”. Per il leader CISL Raffaele Bonanni: “Mi ricordo che la Fornero disse che il pubblico impiego non era coinvolto. A noi non risulta e comunque siamo contrari”.

A fine serata arriva però la precisazione del ministero della Pubblica amministrazione: “Le modifiche all’art.18 contenute nella riforma del mercato del lavoro non riguarderanno gli statali. Non a caso al tavolo non partecipa il ministro della Funzione Pubblica, Patroni Griffi”.

La Funzione Pubblica poi in una nota precisa come “solo all’esito della definizione del testo che riguarda la riforma del mercato del lavoro si potranno prendere in considerazione gli effetti che essa potrebbe avere sul settore pubblico. Nel qual caso è possibile che si valuterà se ricorra l’esigenza di norme che tengano conto delle peculiarità del lavoro pubblico.” In pratica si attende che vengano messe a punto le norme.

(FONTE: www.ilpersonale.it)

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