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Renzi avvia la riforma Pa su tre pilastri:”Capitale umano, tagli e open data”

Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, apre ufficialmente il fronte della riforma della Pubblica amministrazione nel Consiglio dei Ministri. L’esecutivo si è incontrato nel pomeriggio, in un Cdm di un paio d’ore, e il premier, con il ministro Marianna Madia, ha illustrato i tre pilastri sui quali poggiano le linee guida della riforma. “C’è un sacco di bella gente che lavora e va premiata, c’è qualche fannullone e quello lo stanghiamo”, il motto.

“Stiamo rispettando tutte le scadenze che ci siamo autoimposti per cambiare il paese”, esordisce il premier nella conferenza stampa dopo il Cdm, aggiungendo che nel campo degli statali “il governo punta a un cambiamento radicale nella Pa”. Renzi spiega che il “desiderio di coinvolgere gli uomini e le donne che lavorano nella Pubblica amministrazione” insieme a quello di “togliere il tema della riforma dalla campagna elettorale” hanno spinto l’esecutivo a non presentare immediatamente un decreto e un disegno di legge delega (come fatto con il Jobs Act), quanto piuttosto un insieme di linee guida da sottoporre alla discussione prima di avviare il percorso di un disegno di legge. “Una riforma contro i lavoratori avrebbe le gambe corte”, ricorda. Il governo, in sostanza, pone delle questioni di fondo sulle quali avviare il confronto con le parti in causa, “anche i sindacati se vorranno farci sapere il loro parere”, per quaranta giorni, e dispone anche un indirizzo internet per la consultazione: “Scrivetemi a rivoluzione@governo.it“, dice ridendo. Il ministro Madia precisa poi che ai sindacati non sono offerti tavoli, ma un “confronto innovativo e l’invito a fare delle proposte” sui punti “concreti e puntuali” avanzati dall’esecutivo.

Dopo la consultazione, la riforma diverrà norma con un disegno di legge, che verrà presentato in Cdm il prossimo 13 giugno. “Preferirei fare un disegno di legge ed evitare il decreto”, spiega sul punto Renzi. I tre punti della riforma – espressi in una lettera ai dipendenti statali – saranno “sul capitale umano, sui tagli agli sprechi della Pa e sugli open data come strumento di trasparenza e innovazione”.

Le reazioni della politica

Dirigenti e personale. Come da attese, l’esecutivo propone l’introduzione di un ruolo unico dirigenziale, senza più la divisione in prima e seconda fascia. Si stringeranno poi le maglie per la valutazione delle performance dei dirigenti statali, con un tetto agli stipendi massimi di 240mila euro. “La carriera sarà portata avanti per incarichi e non per fasce; e questo diventa fondamentale per le retribuzioni, ma anche che la valutazione verrà fatta” delle performance dei dirigenti, spiega Madia. “Non c’è un tema di esuberi della Pa”, precisa Renzi in merito all’indicazione di 85mila esuberi, emersi dal piano di spending review del Commissario straordinario, Carlo Cottarelli. “La riforma non parte dall’esigenza di risparmiare, ma dall’efficienza del servizio”, aggiunge ancora il presidente del Consiglio.

Uno dei punti della riforma prevede ancora “la possibilità di licenziamento per il dirigente che rimane privo di incarico oltre un determinato termine”. La riforma della Pa “attuata in modo rigido, comporta la possibilità a zero euro di immissione di diecimila posti di lavoro per i giovani nella pubblica amministrazione”, promette Renzi, “attraverso l’abrogazione dell’istituto del trattenimento in servizio”, ovvero la possibilità di restare sul posto di lavoro anche dopo il raggiungimento dell’età pensionabile. Di “ringiovanimento selettivo e strategico” parla, sul tema, Madia. Quest’ultima apre alla possibilità dei prepensionamenti, ma “ci sono cose che si possono fare prima”, come appunto abrogare il trattenimento in servizio. Per l’efficienza serve “una mobilità che funzioni, sia volontaria che obbligatoria ma con un il mantenimento dei livelli retributivi e salvaguardando la dignità dei lavoratori per quanto riguarda la distanza tra casa e luogo di lavoro”. In rampa di lancio anche “la riduzione del 50 per cento dei permessi sindacali”. Sullo sblocco del turn over, attualmente al 20% (un ingresso ogni cinque uscite), Madia punta a “sbloccarlo al massimo, ma in modo strategico con entrate selettive per le amministrazioni che hanno fabbisogni e obiettivi che necessitano nuove entrate”.

Enti. Renzi spiega ancora che verranno aggregati gli “oltre venti enti di ricerca che svolgono funzioni simili, per dare vita a poli di eccellenza”. Nel progetto del governo c’è l’intenzione di riorganizzare le Authority, con l’obiettivo di sopprimere la Covip, che vigila i fondi pensione, con le competenze che passeranno a Bankitalia. Aci, Pra e Motorizzazione civile verranno accorpati e le cinque scuole dell’amministrazione diverranno una. Anche per le Sovrintendenze è previsto uno snellimento, mentre le Prefetture verranno ridotte a un massimo di quaranta. Nel complesso, il governo vuole “una riorganizzazione della presenza dello Stato sul territorio: perchè la Ragioneria generale dello Stato deve avere una sede in tutte le province?”, ha aggiunto Renzi. Il presidente parla poi di “gestione manageriale del polo museale” italiano come uno degli obiettivi da perseguire e ancora di riorganizzazione delle Capitanerie di porto.

Aziende. Verrà meno l’obbligo per le imprese di iscriversi alle Camere di Commercio. Il disegno di riforma del governo prevede anche la modifica delle sanzioni previste per le liti temerarie nel processo civile. “Il tema delle ottomila municipalizzate ci rimane sul collo, va assolutamente affrontato”, afferma in aggiunta Renzi. Quanto all’accorpamento dei servizi Renzi si augura che “all’azione del governo devono corrispondere azioni dei Comuni”, spiegando che ne ha parlato con Piero Fassino, numero uno dell’Anci.

Pin del cittadino. “Oggi la Pa parla tredici linguaggi diversi e il cittadino ha bisogno di un traduttore”. Così il premier annuncia l’introduzione di un codice Pin per ogni cittadino, con il quale possa accedere alle pratiche burocratiche “dalle multe in giù”. Per la realizzazione tecnica sarà necessario un anno, spiega Renzi, ma dal Cdm di metà giugno si potrà già partire con la fatturazione elettronica.

Fonte: La Repubblica

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