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Regole per gli enti, si riapre la partita

E’ difficile pensare cosa saranno le professioni tra vent’anni, ma è necessario fare uno sforzo di immaginazione perché la previdenza lavora sul lungo periodo. Che ci saranno significativi cambiamenti è ovvio.
Per il presidente della commissione Lavoro alla Camera, Cesare Damiano «la rivoluzione tecnologica sta portando significative trasformazioni in molti lavori intellettuali e manuali, alcune attività saranno fatte dalle macchine, il lavoro a distanza cresce in dimensioni, le professioni hanno avuto un decremento vistoso dei redditi, in Italia ci sono la disparità geografica, di genere e generazionale come rileva il sesto rapporto Adepp sulle professioni, in questo scenario si pone problema di rivisitazione delle prestazioni che vanno a vantaggio dei professionisti». Secondo Damiano la strada del welfare è quella giusta e la politica, afferma, «sta cercando di aiutare questo percorso».

Ora la Commissione lavoro ha ricevuto dal Senato il testo del disegno di legge sul Jobs act degli autonomi «un testo – conclude Damiano – che consente di creare una cintura di sicurezza di cui il lavoro autonomo ha bisogno».
Il Jobs act degli autonomi segna un cambio di prospettiva da parte del governo che «prima – sottolinea Maurizio Sacconi, presidente della Commissione lavoro del Senato – si disinteressava del lavoro autonomo mentre oggi tutto il lavoro sta diventando “a risultato” anche quello dipendente».
Per sostenere le professioni oltre al welfare c’è la strada, più complessa e articolata, degli investimenti che abbiano ricadute occupazionali sulle professioni, su cui molti enti previdenziali stanno “ragionando”. Il tesoretto delle Casse sta attirando molte attenzioni, basti pensare a cosa è accaduto con il fondo Atlante, «un investimento che – sottolinea Sacconi – andava contro le linee di indirizzo contenute nel decreto investimenti per le Casse a cui si sta lavorando dal 2011 e che non vede mai la luce».

Della necessità di norme nuove per le Casse – e non solo legate agli investimenti – parla anche Bruno Busacca, capo segreteria tecnica del ministero del Lavoro: da una parte rileva come la disciplina sui fondi pensione di secondo pilastro (e quindi con versamenti volontari e non obbligatori) sia più moderna rispetto a quella delle Casse, dall’altra parla della necessità di rivedere e migliorare la disciplina delle Casse, attraverso un Testo unico e con una normativa più snella «per chiarirne la natura e incrementare l’aspetto di welfare perché le Casse sono diventate adulte mentre la legge che le regolamenta è stata fatta vent’anni fa era per Casse neonate».

Fonte: Il Sole 24 Ore

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