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Registro dei revisori solo al Mef

Ferma presa di posizione dei vertici Inrl all’indomani dell’idea resa nota dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti di riprendersi la tenuta del Registro dei revisori. La presidenza dell’Istituto ha prontamente informato la Commissione europea a Bruxelles circa l’anomala e illegittima richiesta. «L’Istituto», ha ribadito il presidente Inrl Virgilio Baresi, «è strenuo difensore della terzietà sia delle libera professione di revisore legale che della tenuta del Registro.

Ogni altra iniziativa in tal senso verrà da noi ostacolata in tutte le sedi istituzionali in quanto rappresenterebbe un grave e irreparabile danno nei confronti degli oltre 60 mila revisori non iscritti ad alcun sistema ordinistico e dei revisori iscritti ad altri ordini come avvocati e consulenti del lavoro. A tal proposito daremo un’ampia in formativa del disordine che ne potrebbe derivare, per tutelare invece la tenuta del Registro affidata al Mef, quale tutore della terzietà». Intanto, con l’insediamento della Commissione per la riforma dello statuto dell’Inrl, si apre una nuova pagina all’insegna dell’innovazione nella tradizione. Questo è lo slogan usato dallo stesso presidente dell’Istituto Virgilio Baresi rivolgendosi ai tre membri della Commissione: Giuseppe Pio Macario, che la presiede, delegato regionale Inrl per la Puglia, docente presso l’Università di Bari, presidente commissione studi «Pianificazione e Controllo» dell’Odcec di Bari, docente di International financial accounting presso la Faculty «Il Sole 24 Ore Business School», Aurelio Franco Colasanto, consulente tecnico contabile per diversi istituti di credito nonché direttore dell’ufficio legale del contenzione e recupero crediti di Ubi Banca, Carime spa, delegato provinciale Inrl a Bari e Francesco Paolo Petrera, notaio e docente presso la scuola pugliese di notariato e la Scuola di specializzazione universitaria per le professioni legali, membro della Commissione studi d’impresa del Consiglio nazionale del notariato. «Con le nuove aree di competenza ed i ruoli ai quali il revisore legale è chiamato a svolgere la sua libera professione dettati dal decreto legislativo», spiega il presidente dell’Istituto Virgilio Baresi, «abbiamo sentito la necessità di rinnovare lo statuto sociale, affinché sia strumento efficace e dinamico per la governance e la gestione dell’Istituto, permettendo allo stesso essere in linea con i futuri scenari professionali a cui è orientato».

E tra le prospettive di maggior rilievo nell’attività di libero professionista italo-europeo, il revisore legale può infatti annoverare l’ampliamento delle competenze dettato dalla direttiva europea che i vertici dell’Inrl hanno evidenziato al ministero di giustizia, quale organo istituzionale vigilante, nella recente assemblea nazionale di Roma che ha visto la presenza del sottosegretario Cosimo Maria Ferri. E proprio il sottosegretario, in tale occasione, ha evidenziato che tra le aree di competenza nelle quali il revisore legale sarà chiamato a svolgere un ruolo decisivo c’è quella delineata dalla recente norma sull’antiriciclaggio: «lo Stato italiano dovrà contare in primis sui revisori legali per le segnalazioni di anomalie sulla legittimità delle operazioni gestionali aziendali». E un altro ambito, delicato e cruciale, nel quale si prefigura una competenza dei revisori legali attiene l’innovativo ruolo di certificatore e osservatore dello status economico di una azienda o di un ente locale e la sua strategia di sviluppo, come è stato ampiamente illustrato all’assemblea nazionale da Giuseppe Pio Macario, delegato regionale Inrl per la Puglia: «finalmente tra le nuove discipline che saranno parte integrante delle materie di esame per l’abilitazione all’esercizio della revisione legale è stata introdotta la gestione del rischio e il controllo interno. È bene chiarire, infatti, come sia divenuto fondamentale considerare la libera professione di revisori legali non più nella mera dimensione di controllo contabile, bensì nella più ampia di «revisione aziendale», così come registrabile sia nei contesti operativi degli enti locali che delle aziende private, regolati dalle rispettive norme giuridiche. In particolare, con riferimento al nostro stesso ordinamento positivo, mi preme rilevare il particolare cambiamento culturale nella novellata normativa codicistica societaria. Il mio richiamo va all’attività di vigilanza e controllo introdotta nelle varie forme di governance statuite dal nuovo diritto societario con particolare attenzione verso i sistemi di controllo interno, a garanzia della corretta ed economica gestione aziendale. Con le nuove norme, peraltro ben consolidatesi, la nostra professione, suffragata dai più aulici principi dell’etica, si allarga ad una serie di competenze che, nell’ambito della funzione di vigilanza e controllo della legittimità e compliance dell’attività direzionale e operativa aziendale, si estende anche al monitoraggio della pianificazione strategica cosi come alla sua attuazione nella corrente gestione e nelle esplicazioni organizzative. In tale ottica diventa evidente la peculiarità professionale del revisore, che assume il ruolo legale di «professionista del controllo della governance e dell’economicità aziendale», che partendo dagli obiettivi strategici e giungendo a quelli operativi, dell’informativa economico-finanziaria e della compliance, sovrintende all’intera gestione del rischio sistemico aziendale, quell’«Enterprise risk management», di cui ogni attività economica, privata o pubblica che sia, non può più sottrarsi».

Fonte: Italia Oggi

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