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Regione, disco verde alle superaziende della sanita’

Il protocollo d’intesa Regione-Università che la medicina ospedaliera non riesce a digerire strappa il parere favorevole della terza commissione.

I nuovi ritocchi della maggioranza producono un testo che, secondo il presidente Franco Rotelli, «è un buon punto di equilibrio tra Servizio sanitario regionale e strutture universitarie».

Un’«occasione persa», invece, è il giudizio di Forza Italia. Un’occasione persa anche per l’opposizione, è il sospetto del capogruppo azzurro Riccardo Riccardi, critico, più che sull’astensione di Alessandro Colautti, sulla rinuncia al voto da parte di Autonomia responsabile.

Dopo aver letto le rinnovate critiche di Anaao Assomed e lo «sconcerto» manifestato in una lettera da un gruppo di primari udinesi, la maggioranza ha cercato un’ulteriore mediazione prima della seduta di commissione. L’impianto non cambia, ammette Maria Sandra Telesca.

Ma la versione corretta con alcune indicazione emerse nelle audizioni e con gli emendamenti della consigliera Pd Silvana Cremaschi «ha formulato gli articoli in maniera tale da ridurre le preoccupazioni per il futuro», precisa l’assessore.

Tra i punti recepiti dal contributo elaborato da Cremaschi, oltre al distinguo tra le mission del Ssr e delle due Università, c’è in particolare la precisazione che per la direzione delle strutture «sia previsto un equilibrio nell’affidamento a personale giuridicamente afferente all’Università o al SSr, che tenga conto della situazione attuale della proporzione del personale apicale», principi a cui conseguentemente deve tener conto anche la composizione dei collegi di direzione. Aggiustamenti che, assicura Telesca, «garantiscono definitivamente che non ci sarà alcuna prevaricazione di una parte sull’altra. Fermo restando che si tratta di un contratto tra Regione e Università»

Le proteste friulane? «A Udine il percorso d’integrazione è più giovane. Ma, se la difesa degli interessi è legittima, il nostro obiettivo rimane quello dell’eliminazione dei doppioni e del miglioramento del sistema a favore dei cittadini».

Pochi dubbi anche per la maggioranza (si astiene il solo Stefano Pustetto, Sel). Cremaschi promuove un documento «che può consentire di integrare più facilmente l’assistenza, la ricerca e la didattica, valorizzando la collaborazione tra gli operatori».

Quanto ai “tagli” (entro il 2018 i primari in regione scenderanno da 288 a 212), viene rimandata a un tavolo integrato tra ospedalieri e universitari, differenziato per le due sedi di Udine e Trieste, «la definizione dei percorsi più opportuni per l’accorpamento delle strutture». Il protocollo, fa sapere la consigliere Pd, contiene ora inoltre una comunicazione più trasparente sui dati relativi alle attività didattiche e assistenziali universitarie e ospedaliere.

Ai «sì» di Pd e Cittadini si aggiunge pure quello di Giovanni Barillari, il centrista del gruppo Misto. Ncd si astiene, come già aveva fatto sulla riforma sanitaria. Mentre Ar, su indicazione di Renzo Tondo, non partecipa al voto. «Avevamo chiesto 48 ore per ragionare sulle ennesime modifiche al protocollo ma non ci sono state concesse – spiega Valter Santarossa -. Abbiamo così ritenuto non ci fossero i presupposti per un parere». A votare «no», dunque, solo M5S e Fi.

«Serracchiani e Telesca tirano dritto senza cogliere la necessità di comporre tensioni che rischiano di far saltare un sistema già in grave difficoltà», attacca Riccardi denunciando l’inserimento nella stessa organizzazione di «trapianti di cuore e assistenza badanti».

Di fronte alla contrarietà degli ospedalieri, insiste il capogruppo forzista, «mi chiedo perché la giunta perseveri in una posizione a questo punto ingiustificabile». Pollice verso anche per Bruno Marini: «Le chiusure per Trieste sono confermate, nessuna buona notizia per la sanità cittadina». Secca anche la nota di Barbara Zilli della Lega Nord: «Questo protocollo è l’ultimo tassello di una riforma disastrosa».

Fonte: Il Piccolo

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