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Quei 4500 posti fantasma occupati da lavoratori in permesso sindacale

Centocinquantuno milioni di euro all’anno.
Tanto è il costo per l’erario delle cosiddette «prerogative sindacali» dei lavoratori statali.
A scriverlo è la Corte dei conti nella relazione annuale sul costo del lavoro pubblico e sull’efficienza della burocrazia italiana.
Dal dossier emerge che «la fruizione dei diversi istituti, tra aspettative retribuite, permessi, permessi cumulabili e distacchi, relativamente al 2010 può essere stimata come l’assenza dal servizio per un intero anno lavorativo di 4.569 unità di personale».
Se si considera che i dipendenti statali sono in tutto poco meno di 3,5 milioni si tratta di un dipendente ogni 550 in servizio.
Questo è solo uno degli aspetti su cui la Corte si sofferma assieme alla pronunciata e prolungata flessione del numero di dipendenti con contratto a tempo indeterminato che, al termine del 2010, ha registrato un calo su base annuale dell’1,9%, esattamente come quello di fine 2009.
La magistratura contabile invita così a riflettere sui «reiterati tagli lineari agli organici, perché obbligano le amministrazioni ad una continua attività di revisione degli assetti organizzativi che impedisce il consolidamento di procedure, competenze e professionalità con inevitabili, negativi riflessi sulla quantità e qualità dei servizi erogati».
«Forti scoperture» degli organici sono riportate per forze armate e corpi di polizia, vigili del fuoco, prefetti, diplomatici, magistrati e docenti universitari.
In calo per la prima volta dalla privatizzazione del pubblico impiego il costo del personale, che si attesta su un valore di 152,2 miliardi di euro, ovvero l’1,5% in meno rispetto al 2009.
Nel periodo tra il 2005 e il 2011 il divario tra retribuzioni del settore pubblico e quelle del privato ha registrato un abbattimento, passando da dall’8% al 2,6 per cento.
E il trend è destinato a proseguire a causa del blocco della contrattazione collettiva per i soli dipendenti pubblici fino a tutto il 2014.
La tendenza porta la spesa dell’Italia per i redditi dei dipendenti pubblici «in linea con i principali paesi dell’Unione Europea».
Il raffronto tra il numero dei dipendenti pubblici e il totale degli occupati, sceso dal 16,4% al 14,4%, «evidenzia un peso della burocrazia sul mercato del lavoro pari a circa la metà della Francia e di gran lunga inferiore anche al Regno Unito».
«Suscita perplessità» invece il contenuto dell’intesa raggiunta a maggio da governo, Regioni, Province e Comuni «sulla costruzione di un sistema di valutazione della performance delle amministrazioni e del merito individuale dei dipendenti».
Per il ministro della Funzione pubblica, Filippo Patroni Griffi, «le perplessità espresse dalla Corte inducono a intervenire per far sì che questo meccanismo possa realizzarsi nella pratica».
Gli risponde il predecessore, Renato Brunetta (Pdl), secondo cui «Patroni Griffi farebbe bene a rileggere il rapporto che di fatto promuove le riforme del governo Berlusconi e boccia l’intesa di maggio».

I numeri

152

miliardi di euro il costo complessivo

La spesa totale per i dipendenti pubblici, secondo i magistrati contabili, è diminuita dell’1,5 per cento rispetto al 2009

10%

Il rapporto tra Pil e costo del pubblico

Questo rapporto sarà raggiunto nel 2014, ma già oggi la burocrazia italiana costa meno di quella francese e inglese

Fonte: La Stampa

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