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Pubblico impiego, confermato lo sciopero generale

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Resta fissata la protesta di venerdì 28 settembre, dopo l’incontro con Patroni Griffi. La Cgil: “Taglia posti di lavoro e non propone nessuna soluzione”. Il ministro insiste: obbligo di ridurre il personale. I sindacati: “Basta predicare licenziamenti”

I sindacati confermano lo sciopero dei servizi pubblici. E’ quanto si apprende oggi (25 settembre) in una nota, diffusa prima dell’incontro con il ministro Filippo Patroni Griffi. Un incontro che arriva in ritardo – spiegano le organizzazioni dei lavoratori – e non può evitare lo sciopero generale di venerdì 28 settembre, con manifestazione nazionale a Roma. Posizione ribadita al termine dell’incontro da Michele Gentile, responsabile dei Settori pubblici della Cgil. “Le proposte presentate dal ministro – spiega – non toccano nessuna delle ragioni dello sciopero, non si interviene riorganizzando ma tagliando le dotazioni organiche. Al di là delle soluzioni, si tagliano i posti disponibili”.

“Fino a ieri avevamo il timore che la convocazione del ministro Patroni Griffi fosse un goffo tentativo di oscurare lo sciopero generale del lavoro pubblico di venerdì. Con le sue dichiarazioni di ieri ne abbiamo la certezza” Con queste parole Rossana Dettori, Giovanni Torluccio e Benedetto Attili, rispettivamente segretari generali di Fp Cgil, Uil Fpl e Uil Pa, hanno confermato lo sciopero delle categorie Cgil e Uil.

“Una convocazione insensata quando non provocatoria – secondo le organizzazioni -. I temi dell’incontro sono quelli già trattati con l’accordo sottoscritto a maggio con i sindacati di categoria e mai messo in pratica. Doversi sedere per ridiscuterli dopo aver raggiunto una sintesi poi fatta a pezzi dalla spending review ci sembra paradossale, come paradossale è il fatto che il ministro continui a mantenere questo atteggiamento ondivago”.

Patroni Griffi “inizialmente era parso immune alla propaganda della sua collega Fornero – aggiungono i tre segretari generali -, salvo poi adeguarsi al furore ideologico di chi pensa di poter strumentalizzare il lavoro pubblico, un capro espiatorio buono per tutte le stagioni”.

“Se davvero vuole affrontare un dibattito serio – aggiungono i sindacalisti -, la smetta di partecipare alla caccia alle streghe della ministra del Lavoro, che continua a predicare il licenziamento dei lavoratori pubblici senza sapere che questo è già possibile e fingendo di non sapere che a questa possibilità si affiancherà presto la certezza degli esuberi e dei percorsi di mobilità avviati con la spending review. La delicatezza del momento richiederebbe maggiore serietà – concludono – la capacità di mantenere gli impegni presi, soprattutto quando si sono chiesti così pesanti sacrifici ai lavoratori”.

Da parte sua, il ministro insiste sugli interventi nel settore pubblico, a partire dall’attuazione della spending review. Lo comunica una nota del dicastero, che fornisce la direttiva all’amministrazione e agli enti interessati con gli indirizzi applicativi. La spending “si presenta complessa, attesa la finalità del governo di realizzare una revisione razionale della spesa dell’apparato amministrativo attraverso tagli mirati e non lineari, ricorrendo al metodo della compensazione”.

Tra i provvedimenti più rilevanti, aggiunge il ministro, c’è l’obbligo “di ridurre le dotazioni organiche dei dirigenti del 20 per cento e quelle del personale non dirigenziale del 10 per cento del valore della spesa”, di “rivedere gli assetti organizzativi razionalizzando le strutture ed eliminando le sovrapposizioni e le duplicazioni di competenze” e “calcolare le eventuali eccedenze di personale che richiedono interventi di riassorbimento mediante cessazioni di servizio, mobilità volontaria, contratti di solidarietà e collocamento in disponibilità”.

(FONTE: www.rassegna.it)

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