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Province sul piede di guerra contro la mannaia del governo martedì dipendenti in piazza

Sono pronti a tutto, i presidenti delle 107 Province italiane. Anche a mettere a disposizione «uno o più pullman gratuitamente » per condurre una parte dei 56 mila dipendenti a Roma, martedì prossimo. Rispondendo così allinvito arrivato via lettera il 29 ottobre scorso da Antonio Saitta, presidente dellUpi, ad intervenire allAssemblea nazionale delle Province «per portare il proprio contributo diretto» e «manifestare a livello nazionale» le «forti preoccupazioni per il futuro lavorativo». Il tema è noto: il governo vuole abolire entro lanno le Province (il ministro Delrio lha detto chiaro e tondo), ma le Province resistono. E i loro presidenti chiamano a raccolta i dipendenti, per spazzare via «la tanta propaganda propinata».
Una mossa che però rischia leffetto boomerang. Giovedì scorso Cgil, Cisl e Uil hanno incontrato Delrio e ottenuto la costituzione di una cabina di regia che segua il processo di riordino previsto dal disegno di legge ora in Parlamento. Ma soprattutto hanno avuto lassicurazione che i “livelli occupazionali” non saranno toccati. Nessun licenziamento avverrà a causa della riforma, sembra aver garantito Delrio. A livello locale, il clima però è un altro. Il timore di perdere il posto, sacrosanto, diventa in queste ore una leva nelle mani della politica locale per farsi scudo dal prossimo taglio degli “apparati”. Questo almeno è quanto teme il governo, ma anche i sindacati. Spaventare i lavoratori, per difendere poltrone e prebende.
Il ddl di fatto non abolisce le Province. Per farlo occorre un provvedimento costituzionale. Ma le svuota di funzioni, destinate ad essere poi riassegnate a Comuni e Regioni. Così come il personale. Il presidente dellUpi sostiene che i risparmi dallabolizione sarebbe irrisori, un centinaio di milioni. Ovvero le uscite per giunte, consigli, indennità: il costo della politica. Ma sia lufficio studi della Uil che lIstituto Bruno Leoni stimano che si può arrivare più in alto: fino a 1,2 miliardi per la Uil, quasi a due miliardi per lIbl (1,9). E senza licenziamenti di massa. Nel primo caso (Uil) si tagliano parte delle spese per acquisti di beni e servizi e per gli affitti, salvando personale e investimenti. Nel secondo caso (Ibl), si punta sulle economie di scala per oltre un miliardo, ottenute con il trasferimento delle funzioni a Comuni e Regioni. Ma anche (per circa 700 milioni) sulla privatizzazione dei centri per limpiego e i servizi di viabilità.
La battaglia è aperta e curiosamente si gioca per lo più allinterno della sinistra. Saitta, presidente pd della provincia di Torino, definisce Delrio «prigioniero di un annuncio» e sarebbe disponibile a dimezzarle le Province, ma nulla di più. Delrio, ora ministro,
anche lui Pd, è stato sindaco e presidente Anci e vuole labolizione. Renzi, ex presidente della Provincia di Firenze, lo sostiene, ma viene bollato da Saitta come «sprezzante». La Cgil considera un “atto dovuto” labolizione, ma pretende garanzie per i dipendenti. E 38 presidenti di Provincia su 107, targati Pd, sono pronti anche ai pullman per fermare la mano del governo. Come Gerardo Mario Oliverio, presidente pd a Cosenza. Io pago i torpedoni, scrive. Ma «il giorno di assenza dal servizio sarà scomputato dalle ferie».

Fonte: La Repubblica

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