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Province senza soldi per pagare il personale

Oltre a essere a rischio i posti di lavoro dei 20.000 dipendenti delle province «tagliati» dalla legge di Stabilità 2015 (legge 190/2014), sono in particolare i loro stipendi messi in forte pericolo. Succede già alla provincia di Crotone, che da novembre scorso non paga i propri dipendenti. Non si sta focalizzando con sufficiente chiarezza che la legge di Stabilità pone in essere una clamorosa violazione della legge Delrio e una vera e propria spoliazione delle province, tale, appunto, da metterle nelle condizioni né di pagare gli stipendi né di erogare i servizi. La ragione sta tutta nei cosiddetti «tagli», che, in realtà tali non sono. Il dl 66/2014 e la legge di Stabilità non tagliano nulla. Impongono, invece, alle province di versare allo stato 1,380 milioni nel 2016, 2,380 nel 2016 e 3,380 milioni nel 2017. Pertanto, fermi rimanendo imposizione fiscale ed entrate delle province (ciò vuol dire, nessun beneficio fiscale per i cittadini), esse non potranno spendere tutte le loro entrate nei servizi e per i costi generali, perché circa il 45% delle loro entrate, a regime, sarà speso dallo Stato al posto loro. Questo crea inevitabilmente squilibri di bilancio, che hanno portato già nel 2014 moltissime province a violare il patto di stabilità e le condurrà inevitabilmente, chi nel 2015, chi nel 2016, al dissesto finanziario. Cosa significa questo? Semplice: nel biennio 2015-2016 i 20.000 dipendenti posti in sovrannumero dalla legge di stabilità dovrebbero essere assunti per mobilità da regioni, comuni o stato, secondo complessi e lunghi meccanismi. Tuttavia, nel frattempo, i dipendenti resteranno a carico delle province, finché non siano trasferiti. Ciò vuol dire che le province resteranno prive delle risorse per pagarli, cosa che verrebbe certificata dall’avvio delle procedure di dissesto, del resto. Dunque, se il biennio previsto per la mobilità può essere visto come una valvola di sicurezza per i 20.0000 dipendenti, per altro verso il versamento coatto di risorse dovuto dalle province allo stato, poiché porterà le province al dissesto, mette comunque seriamente in dubbio la possibilità di pagare, sia i dipendenti destinati alla mobilità, sia, paradossalmente, i dipendenti non in sovrannumero, che resteranno in quanto addetti alle funzioni fondamentali residue delle province. La situazione di dissesto delle province potrebbe lasciare i dipendenti che nel 2015-2016 non fossero ricollocati, privi di coperture. Essi, infatti, verrebbero collocati in quella specie di cassa integrazione che è la «disponibilità», prevista dagli articoli 33 e 34 del dlgs 165/2001, per effetto della quale il rapporto di lavoro viene sospeso, e ai lavoratori viene versata per 24 mesi massimo un’indennità pari all’80% del trattamento economico fondamentale. Ma, visto che le pubbliche amministrazioni non versano risorse a fondi come la Cig, l’onere di quell’80% spetterebbe alle singole province. Le quali, se dovessero rimanere in dissesto, come altamente probabile visti i prelievi forzosi, come non sarebbero in grado di garantire gli stipendi ai lavoratori, potrebbero trovarsi nelle condizioni di non poter nemmeno pagare l’indennità a chi è rimasto senza lavoro.

Fonte: Italia Oggi

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