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Province, prorogati i dirigenti a contratto

Dirigenti a contratto delle province prorogati al 31 dicembre 2014. Contro ogni logica e anche contro le vigenti disposizioni di legge, il senato, nell’approvare il testo della legge di conversione del ddl 101/2013 (ora all’esame della camera) ha contribuito ad aumentare il già ampio caos che riguarda le province. L’emendamento approvato dal palazzo Madama prevede: «Nelle more del completamento del processo di riforma delle province, nel rispetto del patto di stabilità interno e della vigente normativa di contenimento della spesa di personale, sono fatti salvi sino al 31 dicembre 2014 gli incarichi dirigenziali conferiti dalle stesse ai sensi del comma 6 dell’articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, già in atto alla data di entrata in vigore del presente decreto, tenuto conto del loro fabbisogno e dell’esigenza di assicurare la prestazione dei servizi essenziali. Il differimento della data di scadenza del contratto non costituisce nuovo incarico, ma solo prosecuzione dell’efficacia del contratto vigente». Molteplici sono gli aspetti curiosi e contraddittori dell’emendamento. Intanto, il legislatore continua ad operare «nelle more» di una riforma che viene solo annunciata, ma che di fatto ancora non ha alcun radicamento. L’iniziativa del ministro Delrio è solo un disegno di legge, così come la riforma costituzionale. L’unico dato reale è che le norme di riordino delle province adottate dal governo Monti sono state dichiarate incostituzionali. Sarebbe certamente molto più indicato evitare di porre in essere una disciplina frammentaria «nelle more» del riordino e mettere mano in modo completo e ordinato alle province. In secondo luogo, si osserva che i dirigenti a tempo determinato avranno incarichi più lunghi di quelli dei commissari e dei presidenti in scadenza al giugno del 2014. È, oggettivamente, una contraddizione in termini non da poco. I dirigenti a contratto sono assunti su base «fiduciaria» (sovente in contrasto con la giurisprudenza costituzionale maturata dalla sentenza 103/2007) e i loro incarichi sono strettamente legati al mandato elettorale. Non si capisce quale ragione vi sia di prevedere ex lege la proroga degli incarichi dirigenziali oltre la scadenza naturale del mandato elettorale o, addirittura, al di là delle gestioni commissariali, che attualmente si prevede scadano il 31/12/2013, ma per le quale si prevede un prolungamento fino al 30 giugno 2013. Il caos che le varie iniziative legislative (per quanto ancora non andate in porto) stanno determinando sul futuro delle province e, conseguentemente sul personale, consiglierebbe, in effetti, interventi mirati a regolare appunto i rapporti di lavoro dei dipendenti. Ad esempio, proprio il dl 101/2013 all’articolo 3, comma 1, il ricorso generalizzato del trasferimento dei dipendenti pubblici in sovrannumero verso gli organici del ministero di grazia e giustizia, per sopperire alle carenze che lo caratterizzano. Appare incredibile che, però, queste mobilità siano previste solo per i dipendenti delle amministrazioni statali. Le province, pur essendo ormai da anni, comunque al centro dell’attenzione e destinate a profondi interventi di riordino, non sono messe in condizione di consentire la mobilità dei 56 mila dipendenti verso altre amministrazioni, nonostante tali dipendenti siano virtualmente in esubero. Può anche essere comprensibile che in attesa del riordino, si voglia evitare una mobilità «di massa» dei dipendenti provinciali verso altre amministrazioni (anche se, ad esempio, oltre ai tribunali, anche gli ispettorati del lavoro se ne gioverebbero). Non si comprende, tuttavia, in questo quadro il perché dell’attenzione risposta verso dirigenti cooptati dalla politica, il cui incarico comunque dovrebbe scadere, con una proroga ex lege che per altro risulta onerosa e non in linea con le necessità di contenimento della spesa.

Fonte: Italia Oggi

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