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Province, niente sconti

Nessuno sconto immediato sui nuovi tagli a carico delle Province, ma solo la promessa di avviare un confronto tecnico per valutare possibili correttivi. Ha avuto un esito interlocutorio il confronto fra il Governo e l’Upi avviato ieri in Conferenza Stato, città e autonomie locali per trovare possibili soluzioni ai tanti nodi critici che toccano gli enti di area vasta, mai come in questo periodo nell’occhio del ciclone. A preoccupare, al momento, più’ che il processo di riordino avviato dall’art. 17 del dl 95/2012, sono le nuove sforbiciate al fondo sperimentale di riequilibrio previste dal precedente art. 16 e che valgono, solo per il 2012, altri 500 milioni. Una cifra spropositata, secondo l’Upi, che sottolinea come le province subiscano un taglio identico a quello imposto ai comuni, malgrado il loro peso (valutato in relazione alla spesa per consumi intermedi, su cui dovrà basarsi il riparto in mancanza di diverso accordo fra gli enti entro il 30 settembre) sia circa otto volte inferiore (si veda Italia oggi di ieri). L’Upi mirava, quantomeno, ad abbattere il taglio cambiando la destinazione al fondo da 100 milioni che la spending review ha stanziato per abbattere il debito provinciale, ma il Governo non ha preso nessun impegno. Unica apertura la decisione di attivare da subito un tavolo tecnico per rivedere funzione per funzione i parametri dei consumi intermedi stabiliti dal Commissario Bondi. Al riguardo, ha sottolineato il presidente dell’Upi Castiglione, «ci sono anomalie, riconosciute dallo stesso Governo, che hanno portato a considerare come spese comprimibili capitoli di bilancio destinati a servizi ai cittadini, dai contratti del trasporto pubblico locale ai fondi per assicurare la gestione delle scuole provinciali».Ad aggravare la già critica situazione finanziaria degli enti di area vasta, c’e’ anche il calo delle entrate tributarie dovuto al dumping fiscale operato dalle autonomie speciali sull’Ipt. Mentre le province delle regioni ordinarie sono costrette ad applicare per le immatricolazioni soggetti ad IVA un’imposta calcolata in proporzione ai kilowatt del veicolo, Trento, Bolzano e Aosta, hanno potuto mantenere il più’ conveniente sistema a tariffa fissa. «La conseguenza», ha spiegato ancora una volta il vice presidente Upi Antonio Saitta, «è stata che le grandi aziende di noleggio e leasing, a partire dal gennaio 2012, hanno deciso di spostare la loro sede legale, e quindi le immatricolazioni dove il fisco e’ meno esoso, con una perdita di gettito tra i 100 e i 150 milioni di euro. Risorse che le province avevano considerato nei propri bilanci, e quindi nei conteggi ai fini del Patto di stabilità». Per correggere la distorsione, la proposta dell’Upi, su cui il Governo avrebbe confermato la massima attenzione, è di compensare le maggiori/minori entrate agendo in senso inverso sugli obiettivi di Patto dei diversi enti.Nella riunione di ieri, infine, e’ stato consegnato al Governo un dossier a cura di Anci e Upi, che elenca le altre questioni su cui comuni e province sollecitano un rapido intervento. Oltre allo slittamento del termine per la verifica degli equilibri di bilancio (che scade il 30 settembre e che andrebbe prorogato visto che molti enti non hanno ancora il bilancio o saranno costretti a rivederlo), i temi caldi sono la previsione di un turno elettorale in autunno a beneficio dei tanti comuni che attendono da tempo il rinnovo degli organi, la revisione della disciplina in materia di candidatura per i sindaci e i presidenti di provincia alle elezioni politiche in caso di scadenza naturale del mandato e la definizione di nuove modalità di reclutamento e formazione dei dirigenti apicali degli enti.

Fonte: Italia Oggi

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