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Province, esuberi «autonomi»

Il Governo prova a prendere in mano la riforma delle Province, e a superare le resistenze regionali che dopo il fallimento dell’attacco costituzionale (respinto dalla Consulta con la sentenza 50/2015) si manifestano soprattutto con la lentezza delle leggi di riordino delle funzioni. I provvedimenti attuativi regionali sono stati approvati solo in Toscana, Liguria e Umbria, e in mancanza di una geografia chiara delle attività le Province non hanno presentato gli elenchi degli “esuberi” che avrebbero dovuto formalizzare entro ieri.

Il primo rilancio governativo arriva con una nota diffusa ieri dalla Funzione pubblica, in cui si spiega che gli elenchi degli esuberi possono essere adottati dalle Province «nell’esercizio della propria autonomia», anche nei casi in cui le Regioni nicchiano e gli osservatori locali per l’attuazione della legge Delrio viaggiano a scartamento ridotto. Questi elenchi, sottolinea Palazzo Vidoni, sono indispensabili per far lavorare la piattaforma per la mobilità appena messa online dal Governo (all’indirizzo http://mobilita.gov.it) per incrociare domanda e offerta di lavoro pubblico, quindi dovranno contenere i nomi e le informazioni necessarie per elaborare le graduatorie. 

La macchina, insomma, si deve avviare, e per questa ragione, «i processi di riordino dovranno seguire il loro corso». Per aiutare le amministrazioni locali interverranno due provvedimenti «in via di definizione»: il decreto con le tabelle di equiparazione per consentire la mobilità fra i comparti, per il quale «si è conclusa la fase istruttoria» come più volte annunciato dallo stesso ministro della Pa Marianna Madia, e il Dm per la definizione dei criteri di mobilità previsto dal decreto Madia dell’agosto scorso e richiamato dal comma 423 dell’ultima manovra. Questo provvedimento, spiega la nota, è «in corso di predisposizione», e prevederà tra l’altro canali ad hoc per la mobilità del personale dedicato a funzioni relative all’albo autotrasporto.

Le istruzioni ministeriali non si limitano agli aspetti procedurali ma entrano direttamente nelle questioni finanziarie. La riforma (comma 96, lettera a della legge Delrio) garantisce che il passaggio a un altro ente non intaccherà il «trattamento economico fondamentale e accessorio» del personale interessato ma nel caso dei dirigenti, chiarisce la nota, la retribuzione di posizione da mantenere sarà quella prevista dai contratti nazionali, mentre saranno escluse dalla garanzia «eventuali maggiorazioni riconducibili ad atti organizzativi interni». Negli enti che cedono personale, poi, i fondi per la retribuzione accessoria dei dipendenti andranno ridotti in modo proporzionale alle uscite. Per calcolare le riduzioni il «suggerimento» è quello di prendere a riferimento gli stipendi medi registrati in ogni ente per le diverse fasce retributive e per i dirigenti.

Nessun effetto, invece, sul resto dei fondi, perché dopo i tagli della legge di stabilità (distribuiti dalla Conferenza Stato-Città di ieri; si veda il servizio a pagina 5) per gli enti di area vasta «il trasferimento di personale non comporta trasferimento di risorse finanziarie». 

Fonte: Il Sole 24 Ore

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