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Province, entro 20 giorni l’elenco degli esuberi

Venti giorni di tempo alle Province per inserire nel portale nazionale della mobilità l’elenco degli “esuberi”, 40 giorni a Regioni ed enti locali per comunicare al portale i posti disponibili in dotazione organica, e altri 20 al dipartimento della Funzione pubblica per completare il censimento e pubblicare l’elenco delle caselle che i dipendenti in uscita dalle Province possono occupare. Entro due mesi, insomma, il puzzle dovrebbe essere completato, e a quel punto il personale “in soprannumero” delle Province avrà 30 giorni di tempo per presentare la propria candidatura allo spostamento; a questi dipendenti, oltre allo stipendio tabellare, sarà però garantita solo una parte del trattamento accessorio, quella prodotta dalle voci «fisse e continuative aventi carattere di generalità». Proprio questo aspetto ha portato al «no» dei sindacati.

A fissare calendario e regole è la bozza di decreto sui criteri della mobilità del personale, uno dei tasselli mancanti per attuare davvero la riforma delle Province. Il decreto, che andando un po’ oltre i confini fissati dalla norma include direttamente nella partita anche gli enti del Ssn (per accogliere personale amministrativo), dovrebbe arrivare alla Conferenza unificata in programma domani, e sarà da vedere quale atteggiamento assumeranno i governatori. 

Fino a oggi, del resto, la maggioranza delle regioni ha sviluppato una sorta di resistenza passiva, con la mancata approvazione delle leggi di riordino delle funzioni ex provinciali, ma il decreto si rivolge anche a loro e fissa gli stessi termini. Per provare a facilitare l’operazione, il provvedimento fissa una serie di criteri che ribadiscono prima di tutto la permanenza del personale provinciale già in comando presso altre amministrazioni, previo consenso da raccogliere in 10 giorni, il transito della polizia provinciale negli organici dei Comuni, in linea con la problematica norma inserita nel decreto enti locali, e l’assegnazione al ministero dei trasporti dei dipendenti provinciali che si occupano degli albi degli autotrasportatori. Più in generale, i passaggi da un ente all’altro dovranno rispettare l’area funzionale, la categoria di inquadramento e la «corrispondenza delle funzioni svolte», nel tentativo di individuare per ogni ex provinciale una ricollocazione il più possibile in linea con il suo vecchio posto di lavoro.

Anche con tutte queste attenzioni, tuttavia, gli ostacoli restano parecchi, e il più importante riguarda le garanzie “parziali” sulla busta paga già emerse nell’altro decreto, quello sulla mobilità tra un comparto e l’altro della Pa da molte settimane in attesa della registrazione da parte della Corte dei conti. Per superare le opposizioni sindacali, infatti, la riforma Delrio aveva ipotizzato il cosiddetto “zainetto” che avrebbe consentito al dipendente di portarsi l’intera busta paga nella nuova amministrazione, ma entrambi i provvedimenti attuativi concentrano la tutela sul tabellare e sulle voci fisse dell’accessorio. Oltre ai problemi finanziari, del resto, sarebbe difficile anche giuridicamente riconoscere per esempio un’indennità per “specifiche responsabilità” se la ricollocazione non le prevede. Ma com’è ovvio il punto rimane delicatissimo. Con gli enti destinatari, e in particolar modo con i Comuni il dibattito si accenderà sul fatto che il decreto torna a escludere la possibilità di utilizzare gli spazi assunzionali offerti “dalla normativa vigente” a operazioni diverse dalla mobilità degli ex provinciali: giusto la settimana scorsa una nota dell’Anci aveva sostenuto la possibilità di un utilizzo libero di una quota di turn over.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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