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«Province azzerate? Sarà il caos»

Da Lega, Pdl e Pd forti perplessità sul disegno di legge «svuotapoteri». Sorte: gli sprechi non sono qui Anelli: sono il braccio operativo della Regione. Barboni: impensabile che se ne occupino i Comuni Il disegno di legge «svuotapoteri» con cui si prospetta l’abolizione delle Province suscita dibattito anche tra i consiglieri regionali bergamaschi concordi sull’importanza del ruolo dell’ente. «Si rischia che dal primo gennaio ci si trovi nel caos totale in una situazione già vicina al collasso – dice Roberto Anelli, consigliere in Regione Lombardia per la Lega Nord, con lunga esperienza da sindaco e assessore provinciale -. È una scelta che decisamente non condivido e che rischia di far saltare una serie di funzioni che la Regione non è in grado di sostenere. L’ho dichiarato anche all’interno della commissione Autonomia di cui faccio parte. Maroni e il movimento hanno più volte affermato che le province sono un elemento essenziale, in quanto braccio operativo delle Regioni il cui compito è quello di legiferare». Per Anelli non sono nemmeno tanto chiarito conti che giustificherebbero il risparmio di un miliardo di euro, ipotizzato dal governo. La difesa dell’ente Per il pidiellino Alessandro Sorte si dovrebbe distinguere tra Province che funzionano ed altre che hanno bisogno di essere riorganizzate. «La vera domanda è se abbiamo il coraggio di difendere un ente che funziona. È una battaglia che non riguarda destra o sinistra, ma che dovrebbe affermare il buon operato della nostra Provincia per dire ai cittadini bergamaschi che non sono qui gli sprechi. Faccio un appello a tutte le forze politiche» dice Sorte ricordando la propria esperienza di consigliere provinciale. «Ho visto dirigenti e politici preparati». Il disegno di legge tocca tutti, depotenziando l’ente che «è il più debole e che, se effettivamente rimane senza poteri, è meglio chiudere. Mi sembra difficile che i sindaci possano lavorare per un ente di secondo livello». Questa riforma dal momento in cui è nata, per Sorte è «un autogol clamoroso, anche nella forma in cui è proposto. I professori universitari hanno pensato a un decreto legge quando era necessaria una riforma costituzionale; il governo Monti non ha fatto una bella figura». Tagli e rischi Contro l’eliminazione tout court anche Roberto Bruni in Consiglio regionale con la lista di Ambrosoli: «Le funzioni che esercitano dovranno pur essere svolte da qualcuno. La necessità di risparmio non può significare solo taglio di spese, magari utili. Sembra più difficile intervenire sui costi dello Stato. Una revisione è possibile con attenzione ai contesti. La Lombardia rappresenta una regione che ha abitanti e superficie pari ad un medio stato europeo». Un rischio è ravvisabile nell’abolizione delle Province: «Si cancella anche la presenza dello Stato con sedi periferiche di Questure o Provveditorati per esempio. Significa che si dovrà andare a Milano?». Un ente di secondo livello non elettivo è un altro elemento di debolezza. «È lo stesso che accade con la riduzione del numero dei consiglieri comunali con un deficit di democrazia» conclude Bruni. Mario Barboni, consigliere Pd, sostiene – come già proposto più di un anno fa dal proprio partito – la necessità di una razionalizzazione individuando come criterio quello del numero di abitanti: «Enti intermedi di almeno 450mila abitanti avrebbero senso. Si potrebbe quindi arrivare ad un accorpamento di quelle più piccole. In Lombardia ne potrebbero rimanere 7/8. Bergamo rappresenta un territorio più esteso anche di piccole regioni italiane». Il tema economico anche per Barboni non è convincente: «Non credo che la riduzione dei costi politici delle province sia una vera soluzione»; mentre le funzioni svolte sono irrinunciabili, in particolare scuola e viabilità. «Impensabile che se ne occupino i comuni; nel caso delle scuole superiori per ogni plesso gravitano mediamente 30/40 comuni».

Fonte: L'Eco di Bergamo

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